In fin dei conti, un panino con la porchetta del Monte è forse meglio.
Ma oggi sembra quasi fuori luogo, quando non apertamente sconsigliato, o — nei paesi caldi — considerato troppo pesante. Eppure, chi rinuncerebbe a quella crosticina arrostita, al grasso saporito che si attacca al pane, cresciuto accanto a spicchi d’aglio aromatico e ben pepati?
Al suo posto si affermano salse bianche speziate e rosse piccanti, che danno gusto a carni di tacchino e pollo lavorate, spesso tenute insieme da impasti poco trasparenti.
E il buon vino viene sostituito da lattine di bibite industriali: Coca, Fanta, succhi esotici. Non è solo una questione di gusto, ma di abitudini che cambiano.
E con le abitudini, cambia anche il corpo elettorale. Non sono più “gli altri”: saremo noi — o meglio, i “nuovi noi” — tra qualche anno, quando seconde e terze generazioni voteranno e incideranno sugli equilibri politici, consegnando il potere a schieramenti già pronti a intercettarne il consenso, sostenuti anche da apparati che appaiono sempre più allineati.
L’ultimo argine sembrava incarnato da lei, il biondo “poponcino rosato”, ma circondata da figure non sempre adeguate. Così, anche quella spinta rischia di disperdersi, lasciando spazio a un progressivo smarrimento dell’identità e della memoria storica.
I giovani più capaci guarderanno altrove, mentre chi resta rischia di essere trascinato in un sistema che cambia volto senza dichiararlo apertamente.
Morale? Non è solo una questione di cosa mangiamo.
È che, mentre cambiano i gusti, si ridefiniscono anche gli equilibri di potere.
Non è solo una questione di panini.
È che, mentre cambiano i sapori, rischia di cambiare anche tutto il resto.



E’ originale e apprezzabile questo parallelismo alimentare, questa rappresentazione del nostro destino di mcdonaldizzati ( e non ci scordiamo che riguarda non solo Mc Donald, ma anche Donald Tramp).
Però non si capisce come possa essersi pensato che l’ultimo argine fosse rappresentato da lei, “il biondo “poponcino rosato”, ma circondato da figure non sempre adeguate”.
La ducetta a me è sempre sembrata una politicante da 4 soldi, miracolata appunto dai mcdonaldizzati.
Una Melagni ( nel senso di Chiara Ferragni) che ha rifilato pandori a gogo, che ci ha deliziati con la sua imbarazzante ammirazione sconfinata per Donald ed Elon da vera provinciale parvenue, che ora non sa più come gestire questo legame ormai imbarazzante e alla prima batosta della sconfitta referendaria ha già perso la testa e caccia quegli impresentabili che si è tenuta finora stretta a tutti i costi e che mai avrebbe cacciato se avesse vinto.
La regina è ora nuda per chiunque abbia un briciolo di vista. Ma che i mcdonaldizzati ritornino al panino con la porchetta o al nostro splendido pan co’ l’olio e il pomodoro non è per niente scontato, anche perché, digiamogelo, le alternative fanno spesso pensare al “Burger King”.
E’ come quando il dilemma era tra Coca e Pepsi. E il vino sembra che ormai un lo beva più nessuno.
Più di m1milione di voti dei nuovi cittadini de’ voialtri ( kebabbisti) ha votato per No!
Ma quali voialtri, io in vita mia avrò mangiato 5 kebabbi (che non sono poi tutti comparabili a un “mc donald)…i kebabbisti che han votato no l’han fatto perché per loro era come scegliere un “burger king”.
Porchetta for ever.