Arezzo – Pedalano sotto il sole, sotto la pioggia e pure col vento contro, ma a fine giornata il conto un torna. I riders, quelli che ti portano la pizza fumante sotto casa, stavolta hanno detto “basta” e si ritrovano in piazza Guido Monaco per farsi sentire.
Son più di sessanta in città, una bella “squadra” che pare quasi un’azienda, ma senza le sicurezze d’un lavoro vero. Quasi tutti stranieri, soprattutto pakistani e bengalesi, che sgobbano per pochi spiccioli: tra i 2 e i 4 euro a consegna, lordi eh, senza un euro in più per l’attesa, la benzina… anzi no, la pedalata!
Il meccanismo è sempre quello: aspetta fuori dal ristorante, spera che la cucina vada veloce e intanto il tempo passa… ma quello un te lo paga nessuno. E se qualcosa va storto? Tocca sempre al rider ingoià e pedalà.
A dar voce alla protesta ci pensano quelli della Cgil e del Nidil, che insieme ai lavoratori hanno organizzato il presidio in piazza. “Qui c’è da sistemà tutto – dicono – dai rapporti coi ristoranti fino alle piattaforme che comandano da lontano ma stringono forte quando c’è da decidere”.
E poi c’è anche il Comune nel mirino: i riders chiedono un posto dove ripararsi, dove lascià le bici senza paura che spariscano e, insomma, un minimo di dignità. Perché qui, tra una consegna e l’altra, il rischio è sempre dietro l’angolo: traffico, incidenti e pure qualche furto.
Insomma, questi ragazzi pedalano per far girà il business degli altri, ma a loro restano solo fatica e poche monete. E allora, stavolta, invece di correre dietro all’ennesima consegna, si fermano in piazza. E fanno rumore.


