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📄 FONTE comunicati stampa Avs-Arezzo 2020-Francesco Romizi
Arezzo rinasce, ma con giudizio: i giardini son tornati, sì… però occhio a come ti siedi. Anzi, meglio se un ti siedi proprio. Benvenuti ai Giardini del Porcinai, dove la socialità è consentita, ma a tempo e possibilmente in piedi.
Dopo anni di lavori e un milioncino abbondante speso (che vuoi che sia), la città si ritrova un gioiellino nuovo di zecca: panchine futuristiche, studiate con amore per ricordarti che la comodità è sopravvalutata. Sedute a pezzi, braccioli strategici… roba che se provi a stenderti ti parte direttamente il TSO urbanistico.
Ma tranquilli: non è cattiveria, è design. Si chiama “architettura ostile”, ma detto così pare brutto, quindi meglio pensalla come “arredo con personalità”: selettivo, esigente, un po’ snob. Se sei stanco, anziano, bambino o semplicemente umano… arrangiati.
I Giardini del Porcinai riaprono, sì… ma con un dettaglio non proprio secondario: la Chimera c’è, ma fa la comparsa. La fontana è ferma, muta, contemplativa. Più che un simbolo identitario, sembra un’installazione artistica sul tema “lavori in corso permanenti”. Un bel segnale: l’importante era inaugurare, poi se qualcosa funziona davvero… si vedrà con calma.
E mentre i cittadini si interrogano su dove appoggiarsi senza violare il codice penale della panchina, ecco che arriva puntuale il dibattito politico: l’opposizione che s’infiamma, la maggioranza che difende, e i social che esplodono peggio dei fuochi di San Donato.
C’è chi parla di città disumana, chi di sicurezza, chi di decoro. Intanto però il dormitorio chiude, la gente cerca riparo dove può e i giardini, quelli “ritrovati”, diventano una specie di prova a ostacoli tra ferro, cemento e filosofia urbana.
La domanda vera è una sola: ma un giardino, oggi, serve per stare… o per regolamentare come ci si deve stare?
Perché sì, prima certe panchine erano diventate più un dormitorio che un luogo di sosta. E questo un problema lo era, inutile fa’ finta di nulla. Ma la soluzione è davvero rendere le panchine inutilizzabili per tutti?
Alla fine il messaggio che passa è questo: il verde c’è, le panchine pure… ma usarle bene è diventato un esercizio di equilibrio. Un po’ come tutta la faccenda.


