AREZZO — Da una parte i vivi, dall’altra i dispersi. E no, un si parla del Vangelo… ma delle Via Crucis nostrane.
Alla Sassaia di Rigutino e a San Zeno c’è movimento, eccome se c’è. Gente che prova da gennaio, che si rimette il costume, che si emoziona come la prima volta anche dopo vent’anni. Alla Sassaia quest’anno s’è visto pure il miracolo vero: i giovani. Diciottenni, in carne e ossa, che si son presentati da soli a dà una mano. Roba che quasi un ci si crede.
Risultato? un ottantina di persone tra figuranti e tecnici. Un esercito. Altro che processione, qui si parla di organizzazione vera, di quelle che reggono perché qualcuno ha voglia di fare.
A San Zeno unne stanno certo a guardare: quarant’anni di storia e una cinquantina di persone che portano avanti la baracca. Anche lì i giovani arrivano, magari “amici degli amici”, ma arrivano. E tanto basta per non fa’ spegne tutto.
Poi c’è Santa Firmina.
E lì, più che la Via Crucis, pare la Via del “boh”. Terzo anno di fila senza niente. Niente figuranti, niente prove, niente scena. Solo tentativi, parole e buone intenzioni… ma di gente, poca o nulla.
E allora la differenza si vede tutta: da una parte chi suda, si organizza e tira avanti una tradizione a forza di volontà. Dall’altra chi resta fermo, aspettando forse che la Via Crucis si faccia da sola.
Perché alla fine, anche nelle cose più sacre, il miracolo più grosso resta sempre quello: trovare qualcuno che si rimbocchi le maniche. E da queste parti, si vede bene dove succede… e dove no.


