I “kamikaze” del Comune di Arezzo Non si deve murare
Pratiche bloccate, tempi biblici e impiegati costretti a fare gli eroi: 75 mila euro l’anno per un archivio fuori norma
La storia che vi racconto non è un pesce d’aprile.
Da un po’ di tempo la stampa locale rilancia, a fasi alterne, la questione dell’Archivio Storico del Comune di Arezzo.
Da ultimo, il Consigliere Menchetti ha rilanciato il grido di dolore dell’Ordine degli Architetti, che denunciano tempi biblici per la consultazione dei fascicoli contenenti le vecchie pratiche edilizie. Una consultazione necessaria per qualsiasi intervento su edifici esistenti, ma anche per la loro compravendita.
Il professionista incaricato di progettare il recupero, o di redigere una relazione per la vendita, deve infatti attestare la conformità dell’edificio alle preziose informazioni custodite nei fascicoli dell’archivio comunale.
Il Consigliere Menchetti riferisce che l’Archivio è collocato in via della Fiorandola, in locali affittati da un privato per la modesta cifra di 75.000 €.
Nel periodo pre-COVID l’Archivio era consultabile e gli addetti fornivano ai professionisti le pregiate cartelle.
Poi COVID e SUPERBONUS ci misero lo zampino: la consultazione diventò complicata e faticosa. Successivamente, grazie a un impagabile intervento dell’Assessore — favorito anche dalla fine di entrambe le emergenze — tornò il sereno e la situazione rientrò nella normalità.
Ma, a un tratto, è successa una cosa imprevedibile.
A qualche zelante funzionario del Comune “si è accesa la lampadina”: controllare se i locali fossero conformi alle normative relative ai documenti custoditi.
Il risultato? I locali non sono conformi alla normativa antincendio.
Ed allora?
Si chiudono i locali al pubblico, si trasferisce la consultazione alla ex Caserma Cadorna e si organizza una staffetta per portare le pratiche su e giù, da Pescaiola a Piazza Fanfani.
Ma le pratiche hanno le gambe corte e, nel giro di poco, i tempi di consultazione — nonostante le rassicurazioni dell’Assessore — iniziano a dilatarsi: settimane, mesi, trimestri, quadrimestri…
Ma i “kamikaze” che c’entrano?
Pare che i “prodi kamikaze”, come li definì Tognazzi parlando del gruppo di giapponesi che tenevano ritta la Torre di Pisa con una fune (Amici miei), siano gli impiegati comunali che, sprezzanti del pericolo, rischiano la propria incolumità per recuperare i fascicoli nell’Archivio di via della Fiorandola, con il rischio di ritrovarsi “il foco al culo”.
Un plauso — senza ironia — a questi poveri Cristi.
Meritano invece una reprimenda coloro che hanno collocato l’Archivio in locali non sicuri e coloro che, dopo aver scoperto l’acqua calda e tergiversato per anni, non sono stati capaci di trovare un’alternativa adeguata (non serve certo un salotto, basta un capannone).
Sorge spontanea anche una domanda: il Comune ha fatto un po’ di “tara” al proprietario che ha affittato locali non idonei per la bazzecolare cifra di 75.000 € l’anno?
Il risultato?
Tra poco, ad Arezzo, si smetterà di murare — e anche di vendere o comprare le case.


