AREZZO – S’era ritirata, eh. “Basta politica, voglio la vita normale”, diceva. Sì, normale… giusto il tempo d’un paio di telefonate e via, di nuovo in pista manco fosse il Palio.
Lucia De Robertis manco ha fatto in tempo a mettere le pantofole che già le squillava il telefono: Ceccarelli da una parte, Ralli dall’altra. “Lucia, ci servi”. E lei: “O via, se proprio insistete…”. Tradotto: levatevi che torno io.
La “dimensione privata”? Durata meno d’una schiacciata al bar. Perché diciamocelo: la politica sarà pure faticosa, ma quando senti l’odore di Palazzo Cavallo… è come il tartufo, ti richiama subito.
Ora si parla di lista Pd, civiche, capolista… insomma, tutto e il contrario di tutto, basta rientrà dalla porta principale (o anche da quella di servizio, se serve).
E già qualcuno la vede seduta bella comoda sulla poltrona della presidenza del consiglio comunale. Lei fa la modesta: “Oh, piano… prima si vince”. Sì sì, come no.
Su Ceccarelli invece partono gli applausi: “Gran lavoratore, uno bravo, preparato…”. Che tradotto dal politichese aretino vuol dire: è lui il cavallo su cui scommette, e guai a chi scende.
Poi arriva la randellata su Donati, che un poteva mancà: “Al ballottaggio? Ma via…”. Detto con quel sorrisino che vuol dire tutto e niente, ma soprattutto “state sereni… ma nemmeno troppo”.
Morale: la politica è come la dieta. Tutti dicono “smetto”, poi arriva il primo invito e zac, si ricomincia da capo.
E ad Arezzo, oh, la tavola è sempre apparecchiata.


