AREZZO – Oh citti, alla fine s’è fatto: il Consiglio Comunale ha tirato una botta da fuori area e l’ha messa sotto l’incrocio. Approvato il progettone dello stadio novo, roba che se ‘un viene bene si fa prima a chiamallo cattedrale nel deserto… ma intanto si festeggia, che qui si ragiona già come se fossimo in Champions.
Dopo più di du’ anni di chiacchiere, carte, firme e riunioni che levati, s’è arrivati al dunque: concessione per novanta anni (novanta, mica bruscolini!) e diritto di superficie aggratis. Tradotto: “tenete, fate, e speriamo bene”. L’assessora ha parlato di “spirito di collaborazione”… che detta alla aretina suona più o meno: “siamo riusciti a ‘un scannarci troppo”.
Il nuovo stadio, dicono, sarà il primo in Italia fatto con la legge sugli stadi nuova di pacca. Insomma, Arezzo capofila: da noi si parte, poi forse arrivano anche gli altri… o forse si rimane soli ma contenti. Intanto si promette un impianto da usare 365 giorni l’anno: calcio, eventi, feste, magari pure le sagre col panino alla porchetta sotto la curva Minghelli.
Il piano lavori è lungo come una quaresima: si sposta il campo di quasi dieci metri, si butta giù mezza roba e si rifà tutto a L (che ‘un è una squadra, è la forma), poi si ricostruisce, si ristruttura, si sistema… insomma, si fa e si disfa come quando tu rifai casa e dopo tre mesi sei già stufo.
Nel mezzo, qualcuno ha provato a dire “oh, ma la piscina lì accanto?” e a chiedere una pausa. Niente da fare: sospensiva bocciata, si va avanti spediti. Però il problema resta: parcheggi, accessi, gente fragile… tutte cose che poi saltano fuori quando è tardi e si dice “eh, ma chi l’avrebbe mai detto?”.
Gli interventi in aula? Tutti a dire che il progetto è bello, grande, importante. E ci mancherebbe altro, con i soldi privati che girano è facile entusiasmasse. Però c’è anche chi ricorda: oh, occhio a ‘un pestarsi i piedi tra le varie attività della zona, che poi si finisce a litigare per un parcheggio come al mercato del sabato.
Dal Comune rassicurano: “pensiamo allo stadio ma anche alla piscina”. Traduzione: si spera di tenere insieme capra, cavoli e pure il pallone.
C’è pure chi ci mette la cabala: 500 giorni precisi dall’inizio del progetto. Numero tondo, roba che porta bene… o almeno così si dice. Il sindaco poi rivendica tutto: dalla colletta del 2018 fino allo stadio autosufficiente e moderno. Insomma, un sogno che diventa realtà… o almeno sulla carta.
Alla fine il voto: 26 favorevoli e uno contrario. Una vittoria larga, tipo 3-0 in casa. Ora però viene il difficile: passare dalle parole ai fatti senza fare figuracce.
Perché, come si dice da queste parti:
“a raccontalla siamo boni tutti… a falla, è un altro campionato.”


