Arezzo, piazza Risorgimento: gente ce n’era, applausi pure, e qualcuno giura anche entusiasmo vero (ma lì bisogna fidarsi). Marco Donati sale in cattedra e parte deciso: “Si compete, si innova, si ascolta”. Praticamente il bingo delle campagne elettorali.
Altro che outsider, qui si fa sul serio, dice lui. E infatti s’è presentato con cinque liste e una valanga di candidati: un po’ giovani pieni di speranza, un po’ veterani che “ci riprovano”, e qualcuno che probabilmente ha capito male e pensava fosse la sagra.
Donati racconta di aver girato tutta la città: quartieri, periferie, frazioni… manca solo che dica d’aver bussato pure alle galline. E il messaggio è chiaro: riportare i cittadini al centro. Che, a sentire gli altri candidati, ormai il centro è più affollato del mercato il sabato mattina.
Poi c’è l’innovazione. Sempre lei, che torna come il prezzemolo. Digitale, giovani, partecipazione… tutte parole belle, che fanno scena e non impegnano troppo finché non si deve spiegare come si fa davvero.
Intanto la concorrenza non sta a guardare: tra centrodestra che vuole il tris, centrosinistra in cerca di rivincita e altre liste che spuntano come funghi dopo la pioggia, la partita sembra più una corrida che una passeggiata.
Però lui ci crede, eccome se ci crede. E in piazza qualcuno annuisce, qualcun altro guarda l’orologio, e altri pensano già a chi voteranno davvero (ma quello, si sa, lo dicono solo al bar).
Insomma, campagna partita col botto. Ora resta da vedere se è fuoco d’artificio… o solo un petardo bagnato.


