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Arezzo è casa mia: la mi storia, quel che faccio

Dalla carriera nel giornalismo alla scuola, fino al volontariato: “Ora voglio restituire qualcosa alla città”

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Arezzo è casa mia: la mi storia, quel che faccio

Dalla carriera nel giornalismo alla scuola, fino al volontariato: “Ora voglio restituire qualcosa alla città”

Partiamo dai documenti.
Il resto? È come li leggiamo… e soprattutto come li raccontiamo

In un contesto di campagna elettorale spesso dominato da promesse e autocelebrazioni, Antonella Di Tommaso sceglie un approccio diretto e personale, raccontando il proprio percorso umano e professionale. Dalle radici familiari profondamente legate ad Arezzo, passando per l’esperienza nel giornalismo, nell’insegnamento e nel volontariato, emerge il profilo di una persona concreta, abituata ad ascoltare e ad agire più che a parlare. La candidatura nasce non da ambizione personale, ma da un senso di responsabilità verso la comunità, vissuta come casa. Il messaggio è chiaro: meno slogan, più impegno reale.

📄 FONTE Antonella Di Tommaso

Siamo in campagna elettorale.
E come sempre, a sentir parlare, sembra che tutti abbiano fatto tutto. Allora faccio una cosa semplice: parlo di me. Senza effetti speciali.

All’anagrafe sono Maria Antonietta Di Tommaso.
Ma per tutti sono Antonella. E già questo dice abbastanza: poca forma, molta sostanza.
La mia famiglia viene dalla Lucania, ma ad Arezzo non siamo certo arrivati ieri.
Qui ci stavamo già quando le parole “radici” non andavano di moda.

Nel ’39 un mio parente era parroco a San Domenico.
Quarant’anni lì. Non per fare presenza, ma per esserci davvero. Nei momenti difficili, quelli veri.

Mio padre arriva con l’Ottava Armata nel ’43.
Non per scelta. Ma poi sceglie di restare.
E negli anni Sessanta torna per sempre.
42 anni allo Stato. Senza slogan. Senza social. Solo lavoro.
Il resto della famiglia? Uguale.
Gente che ha fatto il proprio dovere senza bisogno di raccontarselo addosso.

Io sono ad Arezzo dal ’79.
Qui sono cresciuta. Qui mi sono costruita.
Ho studiato, sì. Anche parecchio. Firenze, Siena, Saragozza.
Ma non è quello che fa la differenza.
La differenza è quello che fai dopo.
Nel ’90 inizio a fare giornalismo.
Ho imparato ad ascoltare. Che oggi, diciamolo, è quasi rivoluzionario.

Poi nel 2018 scelgo di insegnare.
Perché stare davanti ai ragazzi non ti permette di bluffare. O sei credibile, o non lo sei.
Nel mezzo ho lavorato tanto: istituzioni, giornali, eventi, cultura.
Non per farmi vedere. Per fare.
E poi il volontariato.
Quello vero. Quello che non finisce nei post.
Dove se puoi aiutare, aiuti. Punto.

Dopo il Covid ho organizzato una mostra per sostenere chi era in difficoltà.
Non perché serviva dirlo. Perché serviva farlo.
Ecco perché oggi mi metto in gioco.
Non perché “tocca a me”.
Ma perché credo che a un certo punto bisogna scegliere:
stare a guardare o prendersi la responsabilità.

Io ho scelto.

Arezzo per me non è uno slogan.
È casa.
E quando è casa, non fai promesse.
Ti presenti.

La tua fiducia. Il mio impegno.
Il resto, lasciamolo agli altri.

Antonella Di Tommaso

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