Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli
📄 FONTE comunicato stampa Fabrizio Trippi AVS-Arezzo 2020
C’è chi fa jogging, chi medita, chi colleziona francobolli. E poi c’è chi inaugura. Un nastro al giorno, possibilmente sotto elezioni, per mantenere attiva la circolazione del consenso e allenare le forbici. Pare che in municipio abbiano abolito il calendario gregoriano: si vive ormai secondo il calendario “inaugurativo”, diviso in prima, durante e soprattutto vigilia del voto.
Una volta si inauguravano opere finite. Era un’usanza folkloristica della cosiddetta “vecchia politica”: ponti che collegavano, strade che portavano da qualche parte, edifici con dentro qualcosa. Oggi si inaugura tutto insieme, come il buffet di un matrimonio: assaggi, promesse, rendering e un brindisi alla posa della prima idea. Il messaggio è limpido: “guardate cosa abbiamo fatto”. Il sottotitolo, in corpo 6: “e ignorate quando”.
Undici anni sono un tempo sufficiente per crescere un bambino, imparare una lingua e, con un po’ di impegno, anche cambiare una città. Qui si è scelta una via più zen: contemplare il traffico che peggiora, osservare la manutenzione che si ritira in buon ordine, praticare la filosofia del “ci penseremo”. La città reale, quella che si attraversa con le scarpe (e talvolta con gli stivali), continua a raccontare una storia diversa dai comunicati: una narrazione olfattiva, potremmo dire.
Poi arrivano i “grandi interventi”, che grandi lo sono soprattutto nelle aspettative. La rotonda che gira attorno ai conti pubblici più che alle auto, la caserma che non convince neanche le sue fondamenta, il sottopasso che alla prima pioggia riscopre la propria vocazione acquatica. Non sono opere: sono installazioni temporanee sul tema dell’imprevisto. Arte contemporanea, ma con pedaggio.
Il pezzo forte è il Centro per l’Impiego: 1500 metri quadrati di ottimismo edilizio. Moderno, sostenibile, accessibile. Mancano solo i posti di lavoro, ma quelli – si sa – sono dettagli d’arredo. Un edificio è come una scatola: elegante, efficiente, perfetta per contenere politiche che non arrivano mai. Nel frattempo, però, tiene caldo il comunicato.
E infatti il comunicato è un poema epico: giardini, orti, parcheggi, scuole, collegamenti. Un catalogo Ikea della città possibile, montato con brugola retorica. Peccato per gli edifici pubblici vuoti che fanno da controcanto, per le strutture che chiedono manutenzione come una pianta assetata, per la caserma della municipale che sperimenta la pioggia indoor. Sì, piove anche lì: è la nuova frontiera del benessere lavorativo, idroterapia amministrativa.
Alla fine, la strategia è chiara: concentrare tutto a fine mandato, come uno studente che apre il libro la notte prima dell’esame e sottolinea anche l’indice. Non è governo della città: è ginnastica elettorale. Un’inaugurazione al giorno leva il ritardo di torno. O almeno prova a nasconderlo dietro un bel nastro tricolore, finché regge il nodo.


