HomeBlog & contributiLa brioscia aretina è sparita: non era un cornetto, era un’istituzione (e...

La brioscia aretina è sparita: non era un cornetto, era un’istituzione
(e qualcuno l’ha fatta fuori)

Tra nostalgia e ironia, il dolce simbolo delle colazioni aretine è ormai introvabile

-

La brioscia aretina è sparita: non era un cornetto, era un’istituzione
(e qualcuno l’ha fatta fuori)

Tra nostalgia e ironia, il dolce simbolo delle colazioni aretine è ormai introvabile

Arezzo – E indovina un po’… mentre oggi si discute di croissant vegani, impasti al carbone attivo e brioche “gourmet” che costano come un pranzo, la vera regina delle colazioni aretine è sparita nel nulla. Puff. Fine. Game over.

La brioscia aretina, quella vera, mica roba da fighetti col nome francese: una lingua soffice, 16 centimetri di goduria, larga il giusto, alta quanto bastava per fare il tuffo perfetto nel cappuccino. Burro, uova, zucchero… e via, dentro il caffelatte a fare la fine che meritava: affogata con dignità.

Altro che “tuppo” siciliano o cornetto sfogliato da Instagram. Qui si parlava di sostanza. Di roba seria. Di quella che negli anni ’50 trovavi da Costanti o al Bar Mori sotto i Portici — quando ancora non c’erano banche al posto dei sogni — e che già al primo morso ti faceva capire che la giornata era partita come si deve.

Poi, piano piano, qualcuno ha deciso di “migliorarla”. E lì è iniziata la fine. Crema, panna, riempimenti vari… tutte belle invenzioni, per carità, ma la verità è che la brioscia quella bona non aveva bisogno di niente. Era perfetta così, da inzuppare senza fare disastri (o quasi).

E invece oggi? Vai al bar e ti ritrovi davanti roba gonfia, lucida, tutta scena e poca anima. La brioscia aretina? Sparita. Come le lire, i gettoni del telefono e il buon senso.
E pensare che una volta era pure protagonista delle prime comunioni: file di citti tutti uguali, capelli impomatati manco fossero pronti per la foto di gruppo del secolo, completino grigio rigorosamente destinato a macchiarsi al primo tuffo nel latte. Scarpe lucide da specchio, calzini bianchi da ospedale e quella medaglina al collo che oggi riposa insieme alle ciocche di capelli nel cassetto delle “reliquie”.
Insomma, più che una merenda era un rito. Un pezzo di vita.

Ora invece ci resta il ricordo… e qualche brioche triste che prova a fare la fenomena. Ma senza riuscirci, diciamolo. Perché certe cose, quando spariscono, non le rifai con due hashtag e una spolverata di zucchero a velo.

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here

Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.
- Advertisment -
clickandfly dervizi foto video con drone o senza per agriturismi cantine

Dello stesso autore

Sostieni L'Ortica

Un gesto per coltivare l'informazione libera.
Sostenere l'Ortica significa dare valore al giornalismo indipendente.
Con una donazione puoi contribuire concretamente al nostro impegno nel fornire notizie senza condizionamenti.
Ogni piccolo sostegno conta: unisciti a noi nella nostra missione per un'informazione libera e imparziale.
Grazie per il tuo sostegno prezioso.
Dona con Paypal