C’è in noi qualcosa di antico che la ricerca scientifica contemporanea sta riscoprendo, ma che la tradizione aveva già intuito.
Usiamo spesso un’espressione inglese che rende bene questo assetto originario del corpo umano: gut feeling. In italiano si traduce come istinto, presentimento, sensazione viscerale. È una convinzione che nasce dall’intuito, più che dalla logica o da prove concrete. Una sorta di “sesto senso”, un’impressione immediata.
Il gut feeling è una reazione biologica, rapida e automatica, legata all’asse intestino-cervello. È una sensazione “di pancia”, una percezione a pelle.
La cultura contemporanea, fortemente basata sulla razionalità, tende però a emarginare questo istinto di sopravvivenza, emerso lungo l’evoluzione della specie umana. Eppure, nel nostro organismo esistono strutture biologiche più antiche del pensiero stesso. Siamo, prima di tutto, figli dell’istinto e solo dopo figli della ragione.
Stiamo sottovalutando l’istinto, che rappresenta la voce della natura dentro di noi: un’impronta arcaica dell’evoluzione che ci avvicina agli animali, esseri senzienti. L’istinto esercita un potere immenso sul nostro benessere, ma spesso lo temiamo e cerchiamo di controllarlo con la ragione.
La ricerca scientifica più recente sta invece rivalutando questa dimensione “nascosta” e ancestrale del corpo umano.
Esiste infatti un vero e proprio cervello emotivo intestinale, collegato al cervello antico attraverso il nervo vago. Questo cervello primitivo si è formato prima della neocorteccia, comparsa successivamente nell’evoluzione umana.
Il nervo vago raccoglie le stimolazioni viscerali generate dalle molecole degli alimenti e dai metaboliti prodotti dal microbiota. Questi segnali non sono percepiti in modo cosciente, perché vengono gestiti dal sistema nervoso autonomo, indipendente dalla volontà e dalla razionalità.
Attraverso il nervo vago, l’intestino comunica con il cervello antico, composto da strutture come ipotalamo, ippocampo, amigdala, ghiandola pineale e sistema limbico. Queste aree regolano funzioni vitali, memoria, sonno, umore e livelli di energia.
L’intestino, quindi, può influenzare profondamente il nostro stato di benessere o di malessere.
La comunicazione è bidirezionale: dall’intestino al cervello e dal cervello all’intestino. Tutto questo avviene al di fuori della nostra consapevolezza, ma si manifesta attraverso quella sensazione immediata e viscerale che chiamiamo gut feeling, le cosiddette “farfalle nello stomaco”.
Questo è solo l’inizio: il cibo, come vedremo, può diventare l’arbitro tra istinto e ragione.


