Nella Sala Distribuzione Talenti gli ADT (Angeli Distribuzione Talenti) erano riuniti in grande assemblea. Si dovevano prendere decisioni straordinarie. Rimettere in discussione leggi definite da secoli e perfino millenni.
– L’umanità è affranta. La follia ha trovato nuovo terreno fertile!
– Non ci riguarda. Noi distribuiamo talenti. Se è per discutere sulla follia che è stata indetta questa assemblea me ne vado.
A parlare era stato T1 (Talento Uno), Gran Maestro della Distribuzione Talenti, l’angelo più anziano presente in sala, il più antico custode delle regole.
– No no… dobbiamo parlare di talenti. Ce ne sono, ormai, di inutili! Superflui! Non considerati come doni ma, anzi, come fardelli.
– Talenti come fardelli? Questa sì che è follia! Chi osa?
L’assemblea mormorò. T1418 azzardò una risposta:
– L’intelligenza artificiale, Gran Maestro!
T1 fece un’espressione smarrita. Era fermo alla fine del XIX secolo, all’invenzione della macchina da scrivere.
– Ad uno dei mortali, per fare un esempio, avevamo dato il talento della corsa. Avrebbe vinto una qualche medaglia nei cento metri, di sicuro.
– Ebbene?
– Con l’IA fa filmini di cani che mangiano gatti ed è ingrassato 30 chili. Niente più talento, ma è diventato un influencer di successo e pensa di star meglio di prima.
L’assemblea annuì.
– Non vedo cosa c’entri con noi. È lui il folle. Finiamola qui.
– No no! – urlò T40008. – Abbiamo scrittori che non scrivono, pittori che non pitturano, disegnatori che non disegnano. Uomini e donne, indifferentemente. I talenti che abbiamo assegnato alle ultime generazioni non sono più considerati utili né profittevoli. Una fotografa che conosco bene, ad esempio, non riesce più a vendere un solo scatto. Il fatto a mano costa troppo. Il professionista fa la fattura. Chiede perfino i diritti d’autore. Meglio un disegno dell’IA. E la fotografa non sa più che pesci prendere, né con quali soldi rinnovare l’attrezzatura. Per non dire della mole di filmati inutili e perfino brutti riversati nell’etere che non sappiamo come gestire, a quale talento assegnare.
– Non capisco – ribadì T1. – Cos’è cambiato?
T9, il più aperto della vecchia generazione, prese la parola:
– Conosco uno scrittore che non scrive più. Adesso fa domande, elabora prompt. Il resto lo fa l’IA. Poi riscrive, corregge, aggiusta ma la sera è depresso, smarrito, confuso, incerto. Il suo dono lo considera una maledizione. Ci maledice proprio, tutti quanti! Vorrebbe fare altro, per dirla in breve, mentre si mette a guardare filmini di gatti che ballano con i cani. E così tanti addetti al data entry, assistenti amministrativi, impiegati bancari di sportello, addetti alla trascrizione documenti, operatori di call center, addetti al servizio clienti, centralinisti, traduttori e interpreti, redattori, correttori di bozze, giornalisti, contabili, analisti, tecnici finanziari, statistici di base, cassieri, addetti a sportelli, agenti di viaggio, programmatori, analisti dati e via e via. Tutte persone smarrite che stanno perdendo il talento insieme alla passione e al lavoro e si stanno mettendo a fare filmini sui social per campare.
– Di cani che mangiano gatti?
– Di gatti che ballano con i cani?
– E di coccodrilli che sbucano dai tombini!
Un silenzio insolito cadde sull’assemblea. C’era chi scuoteva il capo, chi si era immobilizzato con la bocca aperta, chi si era coperto gli occhi con le mani per non vedere i coccodrilli.
All’improvviso fu T573920518 a parlare.
– Da ora in poi diamone uno solo, di talenti.
L’assemblea, con una sola voce, scoppiò in un’unica domanda:
– Uno solo?
– Quale? – domandò T1.
– Il talento del prompt. Che almeno ne scrivano di belli, articolati, creativi, impensabili. Che ci stupiscano! Che sappiano commuoverci. Che…
– Scusa… – domandò T2, alzando la mano. – Che è un prontp?

Ai Stories: Il prontp
Una satira visionaria sul destino dei talenti nell’era dell’intelligenza artificiale
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