La Ternana prova a chiude bottega, ma il Tribunale dice “un momento eh” e blocca tutto. Liquidazione sospesa, si rimanda al 7 maggio e intanto si resta in piedi per forza. Insomma, si voleva chiude, ma tocca continuare: prima l’udienza, poi si vedrà se si tira giù il bandone o si resta aperti a mezzo servizio.
TERNI — A Terni ormai è ufficiale: la Ternana gioca più nei tribunali che in campo, ma almeno per ora il pallone continua a rotolare. E già questa, vista la situazione, pare una vittoria ai rigori contro la realtà.
La giornata s’è aperta con la liquidazione volontaria bella pronta, timbrata e impacchettata come un uovo di Pasqua. Poi però, col classico colpo di scena all’italiana, arriva il giudice e dice: “Alt, un s’esagera”. Risultato? Tutto sospeso. La squadra non sparisce, la classifica non si tocca e i tifosi possono continuare a soffrire regolarmente, come da tradizione.
Perché qui il punto è chiaro: la Ternana è tecnicamente viva, ma con la flebo attaccata e il medico che dice “vediamo domani”. Intanto però si gioca. Si sale sul pullman, si va a Sestri Levante e si fa finta che sia tutto normale. Che poi, a ben vedere, nel calcio moderno lo è.
Arriva pure il curatore fallimentare, che diventa di fatto il nuovo allenatore invisibile: non fa la formazione, ma decide se si paga il pullman. E già questo è un ruolo chiave.
La cosa più bella? I soldi per la trasferta li mette la squadra femminile. Che è un po’ come se a cena porti l’amico senza portafoglio e paga quello che era venuto solo per il dolce.
Intanto il campionato va avanti, i playoff pure, e la classifica resta intatta. Per ora. Perché il futuro è quello che è: un bel “si vedrà”, con una penalizzazione pronta come dessert della prossima stagione.
In sostanza, la Ternana riesce nell’impresa più difficile: fallire senza fallire, giocare senza certezze e restare in piedi mentre tutto intorno traballa. Un capolavoro di equilibrio precario, roba che neanche al circo.
E i tifosi? Lì, sugli spalti (o davanti alla tv), a fare l’unica cosa davvero stabile: sperare. Anche perché, a Terni, ormai lo sanno tutti: prima del triplice fischio può succedere di tutto. Anche fuori dal campo.


