Leonardo, nomina col botto: ma è strategia o azzardo?
Oh via, qui siamo oltre il coraggio… siamo alla fiducia cieca, bendata e pure col paraocchi.
Succede che Francesco Macrì — aretino, uomo di sistema, già nel CDA di Leonardo S.p.A. e presidente di Estra S.p.A. — il 10 aprile si ritrova promosso alla guida del colosso della difesa italiana.
Nomina pesante, di quelle che non sbagli manco per scherzo.
Peccato che, giusto un mese prima, il 5 marzo, in aula si discuteva tutt’altro: processo d’appello, richieste del PM confermate per alcuni imputati, tra cui proprio Macrì. E la sentenza? Attesa a stretto giro, entro maggio.
E allora, detta senza giri di parole:
ma chi ha deciso questa nomina… che film stava guardando?
Perché qui le opzioni sono poche, eh:
- O sono sicurissimi — ma proprio sicuri forte — che non succede nulla. E allora qualcuno dovrebbe anche spiegare il perché, non con due frasi di circostanza ma con roba seria;
- Oppure si è scelto di tirare dritto lo stesso, mettendo sul tavolo il rischio di una figuraccia istituzionale non proprio da poco.
Nel mezzo, il mercato che non fa filosofia ma conti:
-4% il giorno della nomina, oltre -8% nei giorni dopo.
Certo, la Borsa non è un tribunale… però nemmeno un circolo ricreativo.
E guarda caso succede tutto mentre il settore difesa è nel pieno di una fase caldissima, dove aziende come Leonardo non stanno certo a pettinare le bambole.
Ora, sia chiaro e scritto grosso:
nessuna condanna, nessuna sentenza definitiva. Presunzione di innocenza sempre.
Ma qui il punto è un altro, ed è pure semplice:
era davvero il momento di fare una nomina così?
Perché se tra poche settimane arriva una decisione che cambia lo scenario, la questione non diventa giudiziaria — diventa politica, industriale e pure un filo imbarazzante.
E invece? Silenzio.
Tutto liscio, tutto tranquillo, come se niente fosse.
E allora la gente, quella che guarda da fuori, due conti se li fa:
- o c’è una sicurezza granitica che nessuno spiega;
- oppure si naviga a vista sperando che il mare resti calmo.
In entrambi i casi, non è proprio una cartolina di rassicurazione.
Come si dice dalle nostre parti:
qui s’è acceso il motore prima ancora di vedere se c’è benzina.
E ora si va avanti così, col pilota automatico… e con mezzo Paese che aspetta di capire dove si atterra.



Ma Macrì alla guida de che?..chi conta è l’amministratore delegato mica lui, Macrì è stato messo lì a rappresentare gli interessi politici di FDI…insomma un po’ a riferire..fa la spia sulle faccende aziendali e per il resto a gestire gli interessi clientelari, tipo favorire incarichi, assunzioni, appalti a imprese amiche.
Pari pari come in Estra.
Lautamente remunerato…con questa faccenda del Ghinelli che per togliesselo dalle palle l’ha “esiliato” a Estra ha fatto bingo, è diventato via via presidente di innumerevoli organismi tutti di nomina politica.
La cosa più ridicola e spassosa è vedere FDI aretina e la provincialissima stampa locale sbracciassi a trattarlo come grande manager ( ma de che…dell’albergo sulla tangenziale?).
A me è questo che “scandalizza”, non che abbia il processo in appello, in cui tuttavia, asssoluzione o condanna, restano intercettazioni che a mio avviso sarebbero più che sufficienti a svergognarlo anche solo per la gestione politica della cosa pubblica che emerge.
Commento da povero comunista invidioso, con sapore di maloc ancora in bocca…
Virginio…di maloc (fortunatamente metaforico) per merito dei nostri politici nazionali e locali io in vita mia ne ho ingurgitato a ettolitri.
Te invece fai i commenti da soldatino ubbidiente del cucuzzaro guardandoti bene dall entrare nel merito, perche’ t’ hanno rincoglionito col Valium a fiumi