Al Museo Amaranto una serata da vecchi tempi: premi, cori e facce felici. Tavernelli si prende tutto, la Sud si prende l’anima della festa
Oh, ieri sera al Museo Amaranto pareva d’esse tornati ai tempi belli: sala piena, gente contenta e un monte di amaranto che manco al lavaggio sbagliavi colore.
Il re della serata? Camillo Tavernelli, e chi sennò. Gli hanno dato la “Rovesciata d’oro” e ormai mancava solo che gli stendessero il tappeto rosso da via Madonna del Prato fino allo stadio. Premio meritato, perché quando c’era da accende la miccia davanti, il tifernate spesso c’ha levato le castagne dal fuoco. E poi diciamolo: uno che regge pure i quiz sull’Arezzo senza impappinassi, qualcosa di serio ce l’ha davvero.
A consegnargli il premio è stato Domenico Neri, che praticamente l’ha descritto come un misto tra un bomber, un figliolo modello e uno che riporta pure il carrello al supermercato.
Applausi pure per Gennaro Iaccarino, che s’è preso il premio Lauro Minghelli come miglior under. Tradotto dal linguaggio calcistico: “questo ragazzo tenetelo stretto prima che qualcuno ce lo porti via”.
Standing ovation anche per Filippo Guccione e Shaka Mawuli, entrati nel club delle cento presenze amaranto. Che oggi, nel calcio moderno dove uno cambia squadra più spesso dei calzini, è roba quasi commovente.
E mentre qualcuno ancora discute di moduli, presidenti e processi al lunedì, al Museo s’è vista una cosa semplice: gente che all’Arezzo ci tiene davvero.
Capitolo femminile: Giorgia Fortunati s’è presa il premio Chimera Amaranto come migliore della stagione, Emma Nasoni quello da miglior giovane, mentre Costanza Razzolini ha ricevuto la targa per oltre 200 presenze. Duecento. Roba che ormai con le relazioni moderne non ci fai nemmeno due mesi.
Presenti tutti: dirigenti, staff, assessori, medici, magazzinieri e pure quelli che probabilmente sanno dove stanno le chiavi del pullman dal 1998.
Ma il momento più da pelle d’oca è arrivato con le targhe ai gruppi della Sud: Arezzo Ovunque, Fossa Arezzo, Ultras Arezzo e 10 Settembre 1923. Perché cambiano allenatori, presidenti e categorie… ma chi canta sotto la pioggia un è mai retrocesso.










