Dalla galleria Rosy Boa di via Cesalpino a Facebook in tempo record: Ceccarelli attacca, Gamurrini lo rincorre e la campagna elettorale diventa una serie tv di quartiere
AREZZO – Altro che confronto elettorale: ormai la campagna aretina pare una puntata speciale di “Chi l’ha visto?”, ma coi candidati ancora vivi e vegeti che si cercano tra via Cesalpino e Piazza San Michele.
La miccia l’ha accesa il candidato sindaco Vincenzo Ceccarelli con un video pubblicato su Facebook dove attacca la destra cittadina accusandola di criticare opere che “anche loro hanno fatto”. Nel mirino, la caserma della Polizia Locale e gli ormai leggendari lavori di via Fiorentina, definiti “sciagurati e costosissimi”.
“Questa è una commedia”, dice Ceccarelli, sostenendo che gli aretini non dovrebbero “rivotare gli stessi partiti e le stesse persone” che oggi prendono le distanze dalle decisioni prese ieri.
Fin qui normale campagna elettorale. Poi però arriva il colpo di scena degno di una fiction Rai girata con budget da sagra del tortello.
A stretto giro risponde Gianfrancesco Gamurrini con un video dal tono apparentemente zen: “Non avrei mai voluto scendere in polemica”. Frase che in politica equivale a quando uno dice “senza offesa” prima di devastarti l’albero genealogico.
Gamurrini racconta che durante un incontro pubblico con i residenti di Piazza della Badia, Ceccarelli avrebbe lasciato il confronto dicendo di avere “da fare”. Motivo serio? Impegno improrogabile? Emergenza istituzionale? Macché.
Secondo Gamurrini, pochi minuti dopo il candidato sarebbe stato avvistato in Piazza San Michele a registrare proprio il video contro la destra. Una specie di teletrasporto politico: esce dal dibattito civico ed entra direttamente nella modalità influencer da reel elettorale.
“Non era un impegno non rimandabile”, punzecchia Gamurrini, insinuando che la fuga fosse stata organizzata per lasciare spazio agli altri del centrosinistra. Ma subito dopo torna nella modalità “volemose bene”: “A me non piace criticare”.
Talmente non gli piace che ci fa quasi due minuti di video.
Nel frattempo gli aretini assistono al grande classico della politica locale: quelli che accusano gli altri di aver fatto errori insieme a loro, quelli che ammettono gli errori ma ricordano che nessuno li ha mai ringraziati, e quelli che nel dubbio cambiano piazza prima della fine del dibattito.
Più che una campagna elettorale, pare una caccia al tesoro con dirette Facebook incorporate.
E mentre i candidati si rincorrono tra una stories e una polemica, gli elettori iniziano a sospettare che l’unica vera opera pubblica completata in tempi record sia la costruzione del teatrino elettorale.