AREZZO – È online l’Annual Report 2025 della Fondazione Arezzo Intour, documento di appena qualche decina di pagine pensato per spiegare agli aretini che, mentre loro cercavano parcheggio alla Cadorna, la città diventava nel frattempo una superpotenza turistica mondiale.
Il report arriva in un momento solenne: la fine del mandato di Simone Chierici come assessore e presidente della Fondazione. Un addio istituzionale, sì, ma con tono da ultimo giorno di scuola: “Buon viaggio Fondazione, viva Arezzo”, che tradotto dal burocratese significa: “Io scendo qui, ma prima vi lascio il PowerPoint grosso”.
I numeri, bisogna dirlo, sono di quelli che fanno impressione: 273.007 arrivi, 534.511 presenze turistiche, 144.913 accessi ai musei statali, 75.000 visite mensili a Discover Arezzo, 23.000 follower Instagram per la Fiera Antiquaria e soprattutto 52 milioni di visualizzazioni Facebook per Arezzo Città del Natale. Praticamente più gente ha visto le lucine del Prato online che la rotonda di Olmo dal vivo.
La Fondazione rivendica anche la crescita interna: dai 3 dipendenti del 2018 ai 21 attuali, più circa 30 figure tra dipendenti e collaboratori. Una progressione talmente importante che ormai per entrare in un infopoint serve quasi prendere il numerino come alla Coop.
Nel documento si parla di comunicazione, turismo esperienziale, slow living, brand identity, destination management, contenuti ottimizzati per l’intelligenza artificiale e altre parole che, lette tutte insieme, fanno venire voglia di prenotare una settimana a Badia Tedalda senza telefono.
Grande spazio anche alla promozione nazionale e internazionale: Arezzo su DOVE, Corriere, Open, La7, The Sun, Daily Mail, Financial Times, Tencent Video e pure alla tv tedesca. Ormai manca solo che la Basilica di San Francesco venga recensita da un influencer coreano mentre mangia olive ascolane di Diamantino.
Tra gli asset della Fondazione spiccano 45 casine in legno, 4 pagode, 5 gazebo, 65 tavoli, espositori, biglietterie e perfino un geodetico planetario. In pratica un patrimonio talmente vario che se domani Arezzo Intour smette col turismo può aprire direttamente un villaggio vacanze a Indicatore.
Il report celebra anche la Fiera Antiquaria, i musei, Casa Petrarca, il Natale, il Pensarti Festival, la Mille Miglia, il trekking urbano, i fuochi di San Donato, il Mengo, i Dandy Days e una quantità di eventi tale che il cittadino medio, arrivato a pagina 39, non sa più se sta leggendo un bilancio o il programma della sagra universale dell’aretinità.
Il messaggio finale è chiaro: Arezzo non è più “quella città carina vicino all’autostrada”, ma una destinazione culturale, turistica, esperienziale, social, natalizia, museale, fieristica, digitale e leggermente geodetica.
Chierici ringrazia tutti e saluta la Fondazione. Lei, intanto, continua il viaggio. Con 52 milioni di visualizzazioni, 640mila lucine e un report talmente pieno di numeri che per leggerlo serve la guida turistica, il commercialista e possibilmente anche Susy Blady.


