Quarant’anni e un sentirli tutti… ma col volume a undici.
L’Arezzo Wave Love Festival festeggia il compleanno tondo e invece di regalassi la dentiera s’è ritrovato sommerso da chitarre, batterie e cantanti con l’ego più grosso del furgone.
Per il contest 2026 son piovute ben 855 iscrizioni ufficiali da tutta Italia, roba che manco alle file dell’ASL quando regalano i numerini. Tradotto: oltre 2.500 musicisti coinvolti, tutti convinti di esse’ il nuovo Vasco, il nuovo Blanco o perlomeno quello che “fa indie ma senza etichette”.
E occhio: rispetto all’anno scorso gli iscritti son aumentati ancora. Nel 2025 erano 803, quest’anno s’è sfondato il muro delle 855 candidature. Segno evidente che in Italia la voglia di sonà è ancora viva, nonostante cachet da due panini e una birra media calda.
A guidà la carica è la Toscana, che registra un bel +43% di iscrizioni. In pratica ogni garage fra Arezzo, Empoli e la Valdichiana nasconde almeno tre cose: muffa, una batteria scordata e un ragazzo che dice “noi però si fa post-noise folk elettronico”.
Crescono anche Abruzzo, Emilia-Romagna, Marche e Lombardia. Insomma, il Paese sarà pure diviso su tutto, ma appena c’è da mette’ su una band coi nomi in inglese ci si ritrova subito uniti.
Le prime selezioni live partiranno il 16 maggio proprio ad Arezzo, con semifinali e finale al Rock Heat. E lì si vedrà di tutto: il cantautore tormentato, quello scalzo, il gruppo che prova il sound-check per quaranta minuti e il batterista che smonta il locale perché “non si sente bene il rullante”.
Nel frattempo il festival continua a fa’ quello che fa da quarant’anni: dare spazio a chi prova ancora a inventarsi qualcosa senza passà dai talent, dai balletti su TikTok o dalle reaction degli influencer col cappellino.
E in fondo è questa la notizia vera:
nel 2026 c’è ancora gente che invece di aprì un podcast prende in mano una chitarra. E già questo, di questi tempi, pare fantascienza.


