Ad Arezzo ancora un s’è votato, ma già si ragiona di ballottaggi, apparentamenti, giunte, assessori e posti al sole come al Fantacalcio di via Guido Monaco.
Il consigliere Pd Alessandro Caneschi, in un’intervista alla Nazione, ha deciso di aprire la stagione del “Ghinelli ter”, spiegando che nel centrodestra gira sempre la solita minestra riscaldata: assessori ricandidati, facce note e continuità certificata pure dal ministro Pichetto Fratin, che praticamente avrebbe fatto il tagliando alla giunta uscente.
Nel mirino finiscono gli evergreen urbanistici aretini: via Filzi e via Fiorentina, che ormai più che opere pubbliche paiono saghe Netflix.
Caneschi ricorda che già l’ex comandante Cecchini definiva via Filzi “area inidonea”, mentre sul project financing si sarebbe raggiunto il raro miracolo amministrativo del “danno con beffa incorporata”: impresa fallita e area della banca invece che del Comune.
E poi c’è via Fiorentina, con l’interramento della tangenziale e la rotatoria sopra, descritta più o meno come quando uno sotterra il problema e poi ci costruisce sopra il traffico.
Ma il momento più aretino dell’intervista arriva quando Caneschi deve spiegare perché nel Pd gli uscenti vanno bene mentre nel centrodestra sarebbero “i soliti noti”.
“Grazie della domanda”, risponde lui, col tono di chi aspettava quel pallone da mezz’ora.
Tradotto dal politichese: se li ricandidano loro è conservazione, se li ricandidiamo noi è valorizzazione dell’esperienza.
Intanto però il centrosinistra ragiona già sul dopo-primo-turno e guarda apertamente ai voti di Marco Donati.
Caneschi è convinto che “gran parte degli elettori di Donati voteranno centrosinistra al ballottaggio”, frase che dalle parti di “Con Arezzo” è stata accolta con lo stesso entusiasmo di una multa in doppia fila.
Ed ecco infatti arrivare la replica di Alessandro Meucci, capolista della civica di Donati, che invita Caneschi a preoccuparsi prima del primo turno invece che fare algebra elettorale.
Secondo Meucci, il Pd avrebbe fatto opposizione “sui social e poco fra la gente”, mentre Donati avrebbe passato sei anni nelle frazioni ad ascoltare cittadini veri, quelli che ancora distinguono una sala piena da una riempita coi pullman di partito.
La stoccata finale è da manuale della campagna elettorale toscana:
“Le foto parlano da sole, le urne faranno il resto”.
Nel frattempo ad Arezzo continuano a spuntare candidati, liste civiche, tavoli progressisti, porte aperte, apparentamenti possibili, apparentamenti impossibili e dichiarazioni tipo “valuteremo”.
Manca solo che qualcuno apra ufficialmente il totoassessore prima ancora di sapere chi arriva al ballottaggio. Ma tranquilli: a questo ritmo entro giugno si parlerà già del candidato sindaco 2031.


