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Pronto Soccorso in saldo: il “terzo servizio” che piace alla sinistra col libretto di Confindustria

Arezzo, la rivoluzione del “terzo servizio” divide la politica: per Alternativa Comune è l’anticamera dello smantellamento del pubblico

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Pronto Soccorso in saldo: il “terzo servizio” che piace alla sinistra col libretto di Confindustria

Arezzo, la rivoluzione del “terzo servizio” divide la politica: per Alternativa Comune è l’anticamera dello smantellamento del pubblico

Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli 

📄 FONTE comunicato stampa Alternativa Comune Arezzo 

Ad Arezzo succede anche questo: il Centro-Sinistra che una volta difendeva la sanità pubblica, ora pare aver scoperto il bricolage sanitario. Mancano medici? Mancano infermieri? Il Pronto Soccorso scoppia con 64mila accessi l’anno? Nessun problema: invece d’assumere personale stabile, si tira fuori il “terzo servizio”, che detto così pare il nome d’un buffet al matrimonio, ma in realtà è l’ennesima toppa cucita sopra un sistema che perde pezzi da tutte le parti.

La novità, annunciata con entusiasmo dal governatore Eugenio Giani e dall’assessora Monia Monni, sarebbe quella di affidare i codici minori del Pronto Soccorso a Misericordie, Croce Rossa e Pubbliche Assistenze. Una “sperimentazione”, la chiamano. A L’Ortica però, quando sentiamo la parola “sperimentazione” in sanità, ci viene in mente più un topo da laboratorio che una garanzia per i cittadini.

Perché il punto è semplice: se il pubblico non regge più, la soluzione dovrebbe essere rafforzarlo, non spacchettarlo come un’offerta del Black Friday. Invece qui si va avanti a esternalizzazioni, cooperative, libero-professionisti, formule ibride e trovate lessicali che servono solo a non dire la verità: il sistema sanitario pubblico viene lentamente svuotato mentre ci raccontano che è “innovazione”.

E la cosa più comica — o tragica, fate voi — è che a fare da testimonial di questo modello non è la destra liberista col sigaro e la calcolatrice, ma proprio quel Centro-Sinistra che in campagna elettorale parla di “diritti”, “comunità” e “vicinanza alle persone”. Poi però, quando c’è da mettere mano ai problemi veri, il medico stabile sparisce come un parcheggio gratis in centro.

Alternativa Comune punta il dito soprattutto sul modello di reclutamento: medici non strutturati, rapporti libero-professionali, meno tutele, meno continuità, meno garanzie. Tradotto dall’aziendalese: stessa fatica, meno sicurezza. Ma tranquilli, ci diranno che “il compenso orario è equiparato”. Come se bastasse una tariffa uguale per trasformare un precario in un dipendente.

E intanto il cittadino si abitua all’idea più pericolosa di tutte: che il pubblico da solo non basti più. Prima i codici minori, poi chissà. Perché la storia insegna che le privatizzazioni non arrivano mai col clacson acceso: entrano piano piano, con parole rassicuranti tipo “supporto”, “collaborazione”, “sperimentazione”. Poi ti ritrovi a fare la TAC con la raccolta punti della Coop.

Nessuno mette in discussione il valore di Misericordie e volontariato, che da anni tappano falle enormi con dedizione vera. Ma il volontariato dovrebbe aiutare il sistema sanitario, non sostituirlo mentre la politica si gira dall’altra parte contando i risparmi.

La domanda finale resta lì, appesa come una flebo in corridoio: quanto costa davvero questa “sperimentazione”? E soprattutto, non sarebbe stato meglio spendere quei soldi per assumere medici e infermieri veri, stabili, pubblici?

Perché la salute non è una merce. Anche se ormai qualcuno, in Regione, pare gestirla come una convenzione in offerta speciale.

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