Ad Arezzo la campagna elettorale è entrata nella sua fase più attesa: quella in cui i candidati riscoprono improvvisamente antiche amicizie, vecchie stime reciproche e soprattutto una memoria selettiva degna di un hard disk del Comune dopo un temporale.
Nelle ultime ore in redazione stanno arrivando segnalazioni, ritagli, articoli del passato e screenshot riesumati con la stessa passione degli archeologi etruschi.
vecchi articoli, dichiarazioni dimenticate, accuse riesumate dagli archivi e perfino cronache politiche che ormai ricordavano solo tre pensionati, due giornalisti e Google Cache.
Perché alla fine il vero sport cittadino non è il calcio, ma il “guarda cosa diceva nel 2019”.
E infatti il centrodestra aretino sembra sempre più una rimpatriata di ex litiganti costretti a fare il tavolo insieme a un matrimonio.
C’è chi anni fa definiva Forza Italia “assassinata da yesmen senza coraggio” e dopo aver sbattuto la porta, oggi si ritrova serenamente in lista sotto lo stesso simbolo, probabilmente dopo un lungo percorso spirituale basato sul “vabbè dai”.
Dimostrando che in politica il rancore dura tantissimo… salvo disponibilità di candidatura.
Poi ci sono gli ex durissimi, gli ex fedelissimi, gli ex mai più con loro, gli ex indignati e pure gli ex ex, tutti improvvisamente uniti dal miracolo delle elezioni comunali: il programma passa, la foto di gruppo resta.
C’è perfino chi oggi guida la lista dopo aver interpretato il ruolo istituzionale più difficile della legislatura: la presenza spirituale in consiglio comunale.
Nel frattempo dagli archivi saltano fuori vecchi articoli, ruoli dimenticati, collaborazioni finite nelle cronache nazionali e persino discorsi politici che — secondo le cronache dell’epoca — avrebbero viaggiato più di una tesi universitaria copiata da Wikipedia nel 2007.
Ma il dato politico più interessante è un altro: ad Arezzo nessuno cambia davvero idea. Cambia direttamente coalizione, amicizie, indignazioni e posto a tavola.
La coerenza, in compenso, resta candidata indipendente.
Il dettaglio più poetico?
A inviare il materiale non sarebbero gli avversari politici. Sarebbe gente della stessa area.
Praticamente il centrosinistra e il centrodestra aretino stanno evolvendo verso una nuova forma politica: la coalizione a ostilità interne permanenti.
Ma il vero problema è organizzativo: ormai nelle coalizioni serve più personale per controllare gli alleati che gli oppositori.
Secondo indiscrezioni, alcuni candidati dormirebbero con un occhio chiuso e uno aperto per paura che il compagno di lista rispolveri qualche vecchio post, dichiarazione o pizzino elettorale in cui l’attuale capolista veniva descritto come “assenteista”.
La politica aretina conferma così la sua regola fondamentale:
il nemico è importante, ma il collega di coalizione resta una soddisfazione diversa.
Nomi non ne facciamo.
Tanto ad Arezzo chi ha memoria lunga ha già capito tutto, e chi ha memoria corta probabilmente è già candidato.


