AREZZO – Ad Arezzo la campagna elettorale ha ufficialmente superato la fase “parcheggi e sicurezza” per entrare nella più avvincente stagione del thriller previdenziale. Protagonisti del nuovo episodio: Vincenzo Ceccarelli e Francesco Lucacci, ormai separati non da idee politiche ma da una cartellina piena di contributi figurativi.
Lucacci, candidato consigliere comunale di Fratelli d’Italia, ha infatti controreplicato con entusiasmo notarile alle accuse di “macchina del fango” ricevute dal candidato sindaco del centrosinistra. E lo ha fatto con la delicatezza di un controllo fiscale alle sette del mattino.
“La macchina del fango è di chi grida al lupo senza prove”, scrive Lucacci, accusando Ceccarelli di aver reagito con “veemenza e tangibile disperazione”. Tradotto dal politichese: “S’è punto e ha iniziato a urlare”.
Ma il cuore della vicenda non è la politica. È il misterioso ruolo lavorativo di Ceccarelli in una società privata che, secondo Lucacci, avrebbe avuto un solo dipendente. Lui stesso. Circostanza che ha aperto il più grande dibattito gestionale mai visto ad Arezzo dai tempi del presidente del condominio che si autodefiniva “amministratore delegato del vano scale”.
“Confondere tra project manager e general manager è già significativo”, scrive Lucacci, spiegando che parlare di “general manager” in una società con una persona sola sarebbe “francamente surreale”. In pratica, secondo la ricostruzione, più che un management sembrava una partita a biliardino in solitaria.
Da lì il salto verso l’INPS è stato rapidissimo. Lucacci chiede infatti che Ceccarelli chiarisca quanti contributi figurativi avrebbe maturato “a spese degli italiani”, soprattutto dopo il 2010, e invoca verifiche da parte di INPS e Procura della Repubblica.
Arezzo scopre così che il vero tema delle elezioni comunali non è più il traffico, il decoro o le buche, ma la differenza ontologica tra un project manager, un general manager e uno che teneva accesa la luce in ufficio.
Nel frattempo gli elettori osservano attoniti una campagna elettorale ormai trasformata in un crossover tra “Porta a Porta”, “Forum” e il patronato ACLI. Mancano solo Bruno Vespa che apre la puntata mostrando un estratto contributivo del 2008 e Alberto Angela che spiega la civiltà previdenziale etrusca.
Lucacci conclude accusando Ceccarelli di non aver risposto alle sue dieci domande e di aver preferito “squittire” contro una presunta macchina del fango. E adesso in città c’è già chi teme il prossimo confronto pubblico.
“Parliamo del programma elettorale?”
“No, prima ci mostri il cedolino INPS e l’organigramma aziendale.”


