AREZZO – Cinque sere di spettacolo, ottanta studenti, centinaia di parenti pronti a filmare pure gli starnuti e il Pietro Aretino che per una settimana si trasforma nel regno del teatro scolastico. Insomma: torna “Il Classico in Scena” e al Petrarca, invece delle verifiche, si studiano battute, costumi e drammi esistenziali. Che poi, a ben vedere, sono la stessa cosa.
Da mercoledì 20 a domenica 24 maggio il palco aretino ospiterà la rassegna conclusiva del laboratorio teatrale curato dall’associazione Noidellescarpediverse, una di quelle tradizioni cittadine che resistono più delle buche in strada e delle polemiche sui cantieri. Trentatré anni consecutivi di laboratorio: praticamente un’istituzione parallela.
Sul palco saliranno ragazzi di tutte le classi, dalla prima alla quinta, impegnati in spettacoli che mischiano classici, ironia e reinterpretazioni moderne. E già dai titoli si capisce che non sarà la solita recita scolastica con due tuniche e un cartellone storto.
Si parte mercoledì con “C’era una volta Pinocchio”, poi giovedì toccherà a “I Menecmi alla terza”, venerdì sarà la volta di “De Bergerac, ovvero questa sera si recita Cyrano”, sabato arriverà “SenzAmleto” – che già dal nome promette crisi interiori ma con meno teschi del previsto – e domenica chiusura con “Zanni alla guerra”.
Ogni spettacolo andrà in scena in doppia replica, alle 19 e alle 21. Così nessuno avrà scuse: né gli studenti che fingono sicurezza dietro le quinte, né i parenti che arrivano con la memoria del telefono già piena.
Dietro la rassegna c’è il lavoro portato avanti dal regista Riccardo Valeriani su testi di Samuele Boncompagni, con mesi di prove, improvvisazione, esercizi sulla voce e sulla presenza scenica. Tradotto: ragazzi costretti a parlare in pubblico senza poter rispondere “boh” o “mi si sente?”.
Il progetto, sostenuto dalla professoressa Giulia Senesi e coordinato dalla dirigente Lisa Sacchini, continua a essere uno dei laboratori teatrali scolastici più longevi e partecipati d’Italia. E in una città dove spesso si dice che i giovani “non fanno nulla”, ottanta studenti che passano i pomeriggi a fare teatro invece di stare a scrollare video di gente che cucina carbonare discutibili, forse meritano almeno un applauso vero.


