Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli
📄 FONTE comunicato stampa capolista di Casa Riformista Giovanni Grasso
Ad Arezzo succede spesso così: mentre qualcuno porta via un pezzo di città, dal Palazzo Comunale parte il campionato regionale di giramento di pollici. Stavolta però il trasloco annunciato dei corsi universitari delle professioni sanitarie verso Siena ha trovato uno che ha detto: “Oh, ma ‘ndo s’andare?”. E il treno, almeno per ora, ha rallentato.
A mettere il bastone tra le ruote allo spostamento dei corsi è stato Giovanni Grasso, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche e capolista di Casa Riformista, che insieme a studenti e famiglie ha scritto al Rettore dell’Università di Siena contestando la scelta di svuotare Arezzo dell’ennesimo servizio strategico.
Perché qui non si parla solo di aule e registri elettronici. Qui si parla di infermieri, fisioterapisti, tecnici sanitari formati sul territorio. Si parla del Pionta, del San Donato, di ragazzi che non devono fare i pendolari della disperazione per studiare. Insomma: si parla di capire se Arezzo vuol fare la città o la dependance.
E il Rettore, stavolta, ha dovuto ascoltare. Nella risposta ufficiale arrivata a Grasso, l’Università riconosce la bontà delle osservazioni e promette di lavorare per attivare dal 2027/2028 il “corso replica” ad Arezzo per Infermieristica e professioni sanitarie.
Per il prossimo anno accademico non si farà, spiegano da Siena, perché i termini ministeriali sono già chiusi. Tradotto: “Ora un se pole”. Ma il dato politico vero è che la questione è finita sul tavolo e Arezzo è tornata a bussare alla porta invece di stare zitta in corridoio.
E qui arriva il punto più gustoso della faccenda: mentre Grasso, studenti e famiglie scrivevano lettere e facevano pressione, dal Comune non s’è sentito nemmeno uno starnuto. Sindaco e assessori muti come le panchine nuove in piazza. Nessuna presa di posizione pubblica, nessuna battaglia, nessun “oh, magari l’università teniamocela”.
Una scena ormai classica: Arezzo perde pezzi e l’amministrazione osserva il panorama come chi guarda passare il Giro d’Italia dal marciapiede.
Ora però le promesse dovranno diventare carta bollata. Perché ad Arezzo s’è già visto troppe volte il film delle “intenzioni bellissime” finite nel cassetto accanto alle inaugurazioni col buffet. Grasso chiede atti ufficiali, tempi certi e garanzie vere. Anche perché la didattica a distanza va bene per guardare le serie tv, ma infermieri e professionisti sanitari si formano nei laboratori, nei tirocini e nelle corsie, non su Zoom in cucina.
La morale? Quando qualcuno alza la voce con competenza, qualcosa si muove. Quando invece si aspetta che le cose si sistemino da sole, Arezzo rischia sempre di ritrovarsi col cerino in mano e il cartello “trasferito a Siena” appeso alla porta.



Bravo Grasso, difendiamo quanto di buono rimasto in città.