La campagna elettorale aretina entra nella fase più matura: non si discutono più programmi, ma carta, colla e strappi.
Prima c’erano stati i manifesti senza committente, che hanno trasformato una scritta in corpo 8 nel principale tema politico cittadino
Poi quelli con troppa arte, giudicati potenzialmente pericolosi perché contenenti addirittura una fotografia del Saracino.
Ora arriva il terzo capitolo della trilogia: i manifesti strappati.
A denunciarlo è Marco Donati, che segnala sui social il moltiplicarsi di affissioni danneggiate della propria coalizione. Un salto di qualità nel confronto democratico: dalla censura amministrativa alla potatura manuale del faccione elettorale.
Secondo alcuni osservatori, Arezzo sarebbe ormai l’unica città italiana dove il manifesto elettorale ha un ciclo vitale inferiore a uno yogurt greco.
Il Comune, nel frattempo, starebbe valutando un protocollo unico: prima si oscura il manifesto, poi si verifica il committente e infine qualcuno provvede direttamente a strapparlo. Una filiera corta della partecipazione civica.
Donati rassicura tutti: “Torneremo ad affiggerli”. Ma ormai la sensazione è che la vera campagna elettorale aretina non si giochi nelle urne: si giochi con la colla.


