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Il falegname e il muratore Due fratelli, una sigaretta sempre spenta e un tetto che resiste ancora

Una storia di lavoro, ironia e memoria popolare che racconta un'epoca in cui si ricostruivano case, mobili e comunità

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Il falegname e il muratore Due fratelli, una sigaretta sempre spenta e un tetto che resiste ancora

Una storia di lavoro, ironia e memoria popolare che racconta un'epoca in cui si ricostruivano case, mobili e comunità

Vi erano due fratelli provenienti da una famiglia di antica tradizione comunista, forse più concreta e realista di certi interpreti odierni della politica. La loro vita non seguiva copioni prestabiliti.

Il maggiore era falegname. Aveva la carnagione scura come il legno di noce che lavorava, sembrava sempre abbronzato dal sole, era di corporatura robusta e portava capelli crespi e leggermente ricci. L’altro era muratore, più pallido per la continua vicinanza agli intonaci, con una sigaretta Alfa sempre da accendere. Il fratello falegname, invece, non fumava, anche per la natura del suo lavoro a contatto con materiali facilmente infiammabili.

Per spirito di solidarietà sociale, molti piccoli lavori venivano affidati a loro. Ricordo perfino che a uno dei due venivano pagati i contributi dalla stessa azienda di cui mio padre era socio.

Subito dopo la guerra c’era da ricostruire tutto: le case, i mobili e, in un certo senso, anche la vita quotidiana. Io stesso sono nato in una casa dove il letto matrimoniale dei miei genitori era costituito da una rete appoggiata su quattro pile di mattoni. Per questo il lavoro dei due fratelli era continuamente richiesto.

Pur essendo piccolo, li osservavo con grande curiosità. Guardando loro ho imparato molti dei lavori domestici che ancora oggi so fare. Ma ciò che mi divertiva di più era contare le interruzioni del muratore per riaccendere la sua sigaretta. Non la aspirava quasi mai: la teneva semplicemente in bocca e, con quel trinciato grosso dell’Alfa, la sigaretta si spegneva di continuo. Ogni volta lui si fermava, si sedeva comodo e si prendeva il tempo necessario per riaccenderla. Tanto che, per completare certi lavori, dovettero perfino affiancargli un manovale.

Io e mio fratello maggiore li chiamavamo scherzosamente “lo sciupa-legni” e “lo sciupa-muri”. Eppure furono i nostri maestri. A loro venivano affidati soprattutto lavori semplici, mai restauri impegnativi. Tuttavia, dopo una tromba d’aria che aveva divelto il tetto della nostra casa, dovetti ricredermi sulle loro capacità: i travicelli e il tetto che sistemarono allora sono ancora lì e continuano a reggere.

Questo per dire che quei due fratelli, oggi entrambi scomparsi, qualche lavoro lo hanno fatto, e lo hanno fatto bene.

Chi vuol intendere, intenda.

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.
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