AREZZO – Sale la tensione nella campagna elettorale aretina dopo il clamoroso incidente diplomatico consumatosi sui social: un candidato a sindaco avrebbe bloccato un assessore comunale su Facebook, aprendo una crisi istituzionale che gli osservatori internazionali paragonano già alla Guerra Fredda, ma con più commenti e meno missili.
A denunciare l’accaduto è stato l’assessore Federico Scapecchi, che ha scoperto di essere stato espulso dal dibattito digitale dopo aver ricordato l’esistenza di alcuni centri di aggregazione giovanile non menzionati in un video elettorale. Da quel momento il confronto politico si è immediatamente spostato sui temi davvero importanti: chi ha bloccato chi, chi ha bannato prima e quanti cittadini risultano attualmente esclusi dalla visualizzazione dei post.
Secondo indiscrezioni, nelle prossime ore la Commissione Europea potrebbe istituire un tavolo tecnico per verificare se il blocco Facebook equivalga a una mozione di sfiducia, mentre il Ministero dell’Interno starebbe valutando l’introduzione del “diritto costituzionale al commento polemico”.
Nel frattempo centinaia di utenti si sono riversati sotto il post per discutere di comunismo, fascismo, Casentino, Giostra del Saracino, SR71, cambiamento climatico, CasaPound, zuccherifici, patrimoniali e perfino pesca sportiva, dimostrando ancora una volta che qualsiasi argomento su Facebook può trasformarsi in qualsiasi altro argomento nel giro di tre commenti.
Particolarmente apprezzata dagli analisti la posizione di chi ha dichiarato che un sindaco deve essere rigorosamente aretino, aprendo la strada alla possibile introduzione del certificato DOCG per le candidature comunali.
Intanto gli esperti di social media invitano alla prudenza. “Un tempo i politici si sfidavano nelle piazze, oggi si eliminano a vicenda dalla lista amici. È l’evoluzione della democrazia partecipata”, spiegano.
Al momento non risultano vittime, fatta eccezione per il concetto stesso di confronto pubblico.


