Questo articolo usa ironia e linguaggio vernacolare per commentare fatti reali
Controlli della Guardia di Finanza in tutta la provincia di Arezzo: scoperti 39 lavoratori in nero, 11 irregolari e sequestrati oltre 56 chili di argento e quasi 2 chili d’oro privi dei prescritti marchi identificativi. Contestate sanzioni per oltre 73 mila euro e denunciate quattro persone per impiego di lavoratori senza permesso di soggiorno.
AREZZO – In provincia c’è chi produce gioielli d’oro, chi lavora l’argento e chi, più semplicemente, lavorava direttamente nell’invisibilità.
È il quadro emerso dai controlli della Guardia di Finanza che dall’inizio dell’anno ha passato al setaccio aziende, laboratori, minimarket, autolavaggi, cantieri e attività produttive del territorio.
Il risultato racconta una storia tutta aretina: 74 controlli effettuati, 27 con irregolarità e ben 39 lavoratori completamente in nero, ai quali si aggiungono altri 11 lavoratori irregolari.
In pratica, per qualcuno il contratto di lavoro era diventato una leggenda metropolitana, come il mostro di Loch Ness o i parcheggi liberi in centro il sabato pomeriggio.
Particolarmente vivace il settore dei terzisti dell’oro, dove la Finanza ha trovato situazioni che definire creative sarebbe riduttivo.
Non bastava infatti impiegare personale senza regolarizzazione: in alcuni casi si lavoravano anche metalli preziosi senza il necessario marchio identificativo e senza il titolo legale previsto dalla normativa.
Tradotto dal burocratese all’aretino: oro e argento giravano più anonimi di un profilo Facebook creato per commentare la politica locale.
I finanzieri hanno così sequestrato oltre 56 chili di argento e quasi 2 chili d’oro per un valore superiore ai 270 mila euro.
Una quantità tale che, messa tutta insieme, avrebbe probabilmente fatto brillare più di qualche vetrina del distretto.
Undici imprese sono finite inoltre nel mirino per aver impiegato una quota di lavoratori in nero superiore ai limiti consentiti dalla legge.
Per loro è scattata la segnalazione all’Ispettorato del Lavoro con la proposta di sospensione dell’attività e sanzioni complessive superiori a 73 mila euro.
Nel frattempo quattro datori di lavoro sono stati denunciati per aver impiegato lavoratori privi del permesso di soggiorno.
La vicenda riporta sotto i riflettori uno dei problemi più antichi del sistema economico: la concorrenza sleale verso chi rispetta le regole e paga stipendi, contributi, tasse e adempimenti vari senza ricorrere a scorciatoie.
Perché nel distretto dell’oro si può limare tutto: collane, anelli, bracciali.
Ma le regole, ogni tanto, presentano il conto.


