AREZZO – Marcello Comanducci è stato eletto da poche ore e ad Arezzo c’è già chi pensa alla giunta, chi al 2031 e chi, per festeggiare, si è direttamente rasato a zero.
Perché le elezioni saranno pure finite, ma la politica aretina ha un pregio: non riposa mai.
Così, mentre Gabriele Veneri mantiene la promessa e saluta i capelli, il vescovo Andrea Migliavacca invita il nuovo sindaco e i futuri amministratori a lavorare per il bene comune e dai piani alti arrivano telefonate, congratulazioni e pacche sulle spalle.
Dopo Giorgia Meloni, si fanno sentire anche Matteo Salvini e Antonio Tajani. Per qualche ora Arezzo si sente quasi Washington, ma con più porchetta e meno Pentagono.
Sui social è una sfilata continua.
Lucia Tanti si propone come ponte fra ciò che è stato e ciò che sarà, Silvia Chiassai rivendica che soltanto Comanducci avrebbe potuto vincere nel centrodestra, Confartigianato e Confcommercio tendono la mano al nuovo sindaco e la Diocesi assicura preghiere e collaborazione.
Intanto Francesco Macrì, che di vittorie del centrodestra aretino ne ha viste passare più di un semaforo rosso in viale Giotto, si concede il meritato bagno di folla. Foto, abbracci e sorrisi con il neo sindaco, in un tripudio di felicitazioni che lascia aperta una domanda destinata ad accompagnare tutta la legislatura: dov’è che finisce Marcello e dove comincia Francesco?
Iacopo Apa esulta parlando di sedici anni consecutivi di governo e c’è chi grida alla “goduria” politica come se fosse appena arrivata la Champions League.
Ma se nel centrodestra si brinda, nel centrosinistra è già tempo di seduta psicoanalitica.
C’è chi ringrazia Vincenzo Ceccarelli per l’impegno e chi sostiene che la partita l’abbia persa il Pd più che vinta Comanducci.
“Avete fatto di tutto per perdere”, sentenzia qualcuno.
Altri parlano di candidature calate dall’alto, gruppi dirigenti eterni e necessità di ricostruire da zero.
I comunisti invocano l’autocritica, Verdi e sinistra promettono cinque anni di lavoro e qualcuno, con spirito cristiano, suggerisce perfino a Ceccarelli di andare serenamente in pensione.
Nel frattempo Facebook, che non conosce tregua, ha già aperto il Fantaconsiglio comunale.
C’è chi vuole Gamurrini vicesindaco per acclamazione popolare, chi vede Lucia Tanti nel ruolo di regista, chi si domanda chi comandi davvero e chi sospetta che il nuovo sindaco non abbia ancora finito di appendere la giacca nell’ufficio di Palazzo Cavallo che gli abbiano già organizzato tre rimpasti.
E poi c’è il primo partito di tutti.
Quello che non fa congressi, non litiga e non deve nemmeno attaccare manifesti.
Quasi metà degli aretini che hanno preferito starsene a casa.
Insomma, Marcello Comanducci è sindaco da poche ore.
Ma ad Arezzo la prossima campagna elettorale è già iniziata.
E, conoscendo i botoli ringhiosi, c’è da giurare che durerà almeno fino al 2031.


