Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali
Questa sera al Fuorimenù non si balla. Non perché il deejay abbia finalmente trovato il tasto “volume umano”, ma perché il questore di Arezzo ha sospeso per 24 ore la licenza del locale di via di Castelsecco.
Salta così l’aperipool del giovedì, appuntamento estivo con buffet, prenotazione obbligatoria, musica e quella particolare atmosfera capace di far sapere anche a chi abita dall’altra parte della città quale fosse il ritornello del momento.
La sospensione è stata disposta ai sensi dell’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Secondo quanto comunicato dalla Questura, nella struttura si sarebbe svolta con continuità attività di intrattenimento danzante senza le necessarie autorizzazioni amministrative e senza i certificati richiesti in materia di prevenzione incendi.
In parole povere: il locale era autorizzato a servire cibo e bevande, anche alcoliche, ma non a trasformarsi in una succursale estiva di Ibiza con vista su Castelsecco.
Durante i controlli effettuati dalla Divisione PAS, dalla Squadra amministrativa e dagli uffici della Questura sarebbe inoltre emersa la presenza costante di oltre quattrocento persone. Una folla considerevole, soprattutto quando le autorizzazioni per il ballo e la documentazione sulla sicurezza risultano, secondo gli accertamenti, disperse nello stesso luogo misterioso dove finiscono i calzini in lavatrice.
La Questura ha motivato il provvedimento con la necessità di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica, l’incolumità dei cittadini e la prevenzione dei reati. Una formula burocratica che, tradotta dal questurese, significa: prima di alzare il volume, sarebbe opportuno alzare anche il livello delle autorizzazioni.
Non risultano dichiarazioni pubbliche della proprietà sul provvedimento. Resta comunque facile immaginare il disappunto. Comprensibile: organizzare una serata, prendere le prenotazioni e poi dover spegnere tutto sul più bello non fa piacere a nessuno.
Nemmeno a chi abita nei dintorni, però, faceva particolarmente piacere ascoltare musica a tutta manetta fino a diventare partecipante involontario dell’aperitivo. Perché il divertimento è sacrosanto, ma quando il basso entra dalle finestre senza prenotazione obbligatoria, più che un aperipool diventa un’occupazione acustica.
Ventiquattr’ore passeranno in fretta. Il tempo necessario per abbassare la musica, rileggere le norme e magari scoprire che, oltre alla pista da ballo, esiste anche il vicinato.


