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📄 FONTE comunicato stampa del Comune di Arezzo
Il centrodestra aretino non è una coalizione: è una serie televisiva corale nella quale ogni personaggio entra in scena convinto di essere il protagonista e scopre che gli altri hanno già prenotato il monologo.
Francesco Romizi, capogruppo di Avs – Arezzo 2020, interviene sulle divisioni interne alla maggioranza e prende di mira soprattutto le posizioni del neoconsigliere comunale di Futuro Nazionale, da cui sarebbe risuonato il tradizionale slogan “prima gli italiani”.
Romizi domanda quali siano esattamente questi italiani, prima di chi debbano venire e soprattutto a quale ora. Perché, sostiene il consigliere, in certi ambienti la politica sembra essere diventata una questione di precedenza, come al banco della gastronomia: prima gli italiani, poi gli altri, infine chi ha dimenticato di prendere il numerino.
Il capogruppo di opposizione difende invece la scelta del sindaco Alessandro Ghinelli e dell’assessore Federico Scapecchi di incontrare i rappresentanti delle comunità straniere presenti ad Arezzo. Per Romizi, la città è fatta anche di accoglienza e conoscenza reciproca.
Un concetto che rischia di creare disagio tra chi immagina la società come una foto di classe del 1952, possibilmente in bianco e nero e senza persone nate oltre il confine comunale.
Romizi ironizza poi sulle diverse anime del centrodestra e sulle contraddizioni che potrebbero emergere in Consiglio comunale. Da una parte c’è chi dialoga con le comunità straniere; dall’altra chi agita richiami identitari e sogna una purezza etnica che, nel frattempo, neppure il DNA riesce più a trovare senza consultare un archivio storico.
Il secondo fronte riguarda una mozione della Lega che inviterebbe il Consiglio comunale a esprimersi a favore della grazia per il gioielliere coinvolto nel recente caso giudiziario. Romizi definisce la proposta inutile, priva di fondamento e politicamente strumentale.
La grazia, del resto, è una prerogativa del presidente della Repubblica, dettaglio tecnico che può facilmente sfuggire quando l’urgenza principale è trasformare ogni fatto di cronaca in una puntata speciale della campagna elettorale.
Il consigliere annuncia quindi curiosità per l’eventuale voto della maggioranza. Sarà quello il momento in cui le varie destre dovranno scegliere se essere istituzionali, identitarie, garantiste, giustizialiste o semplicemente tutte insieme, purché in fasce orarie diverse.
Arezzo attende dunque il cortocircuito annunciato. Nel frattempo il centrodestra continua a governare come una compagnia teatrale pirandelliana: uno, nessuno e cento comunicati stampa.


