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Spari in A1, per la Procura fu un inciampo. La difesa: “Macché, quel colpo fu sparato”

Il 2 febbraio una banda sospettata di un furto in Valdarno fu intercettata dalla Polstrada e inseguita fino a Monte San Savino. Uno dei fuggitivi rimase ferito alla spalla. Per il pm il colpo partì accidentalmente, ma i legali dell’uomo contestano la ricostruzione. Il Gip deciderà il 25 settembre

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Spari in A1, per la Procura fu un inciampo. La difesa: “Macché, quel colpo fu sparato”

Il 2 febbraio una banda sospettata di un furto in Valdarno fu intercettata dalla Polstrada e inseguita fino a Monte San Savino. Uno dei fuggitivi rimase ferito alla spalla. Per il pm il colpo partì accidentalmente, ma i legali dell’uomo contestano la ricostruzione. Il Gip deciderà il 25 settembre

 Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali
Il 2 febbraio una banda sospettata di un furto in Valdarno fu intercettata dalla Polstrada e inseguita fino a Monte San Savino. Uno dei fuggitivi rimase ferito alla spalla. Per il pm il colpo partì accidentalmente, ma i legali dell’uomo contestano la ricostruzione. Il Gip deciderà il 25 settembre.

Per la Procura fu un incidente, per la difesa fu uno sparo volontario. In mezzo ci sono un furto in abitazione, una fuga a tutta velocità lungo l’Autosole, un’auto della polizia speronata, quattro uomini scappati nei campi e un proiettile finito nella spalla di uno dei fuggitivi.

La Procura di Arezzo ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta aperta nei confronti del poliziotto della Stradale coinvolto nell’episodio avvenuto il 2 febbraio scorso lungo l’A1, all’altezza di Monte San Savino.

Secondo il pubblico ministero Marco Dioni, non ci sarebbero elementi sufficienti per sostenere l’accusa di lesioni volontarie. Il colpo sarebbe partito accidentalmente durante le concitate fasi dell’inseguimento e dell’arresto.

La difesa dell’uomo ferito, però, non condivide affatto questa ricostruzione ed è pronta a presentare opposizione. Perché, come spesso accade, quando entra in scena una pistola le versioni dei fatti diventano improvvisamente più numerose delle corsie dell’Autosole.

Dal furto in Valdarno alla fuga in autostrada
La vicenda ebbe inizio la sera del 2 febbraio, quando una pattuglia della Polizia stradale di Battifolle intercettò un’auto sospettata di essere stata utilizzata poco prima per un furto in un’abitazione di Faella, nel Valdarno.

Alla vista degli agenti, il conducente non si sarebbe fermato. Ne seguì un inseguimento ad alta velocità in direzione sud, con l’auto dei fuggitivi lanciata anche lungo la corsia di emergenza.

Durante la fuga, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il veicolo avrebbe speronato una vettura della polizia, prima di terminare la propria corsa contro il guard rail.

A quel punto i quattro occupanti abbandonarono l’auto e si dispersero nei campi circostanti. Durante l’inseguimento a piedi uno di loro venne colpito da un proiettile alla spalla.

Per la Procura il colpo partì durante una caduta
Nella richiesta di archiviazione, il pubblico ministero ricostruisce una dinamica nella quale l’agente avrebbe inizialmente esploso alcuni colpi in aria a scopo intimidatorio.

Successivamente, mentre inseguiva uno dei fuggitivi impegnato a superare il guard rail, il poliziotto avrebbe perso l’equilibrio. Durante la caduta sarebbe partito accidentalmente il colpo che raggiunse l’uomo alla spalla.

Secondo la Procura, questa ricostruzione sarebbe compatibile con la traiettoria del proiettile e con gli altri elementi raccolti nel corso delle indagini.

Tradotto dal linguaggio giudiziario a quello della strada: per il pm non ci sarebbero prove sufficienti per sostenere che l’agente abbia preso la mira e sparato volontariamente.

La difesa del ferito contesta la versione
La difesa dell’uomo rimasto ferito annuncia invece battaglia contro la richiesta di archiviazione.

«Non condividiamo le conclusioni della Procura e presenteremo opposizione», ha dichiarato l’avvocato Alessandro Falzoni del Foro di Ferrara, che assiste il ferito insieme al collega Roberto Godi del Foro di Bologna.

Secondo i legali, il colpo non sarebbe partito accidentalmente mentre l’agente inciampava, ma sarebbe stato esploso volontariamente.

La difesa richiama anche una consulenza tecnica di parte e sostiene che il proprio assistito sarebbe stato raggiunto dal proiettile mentre stava scendendo dall’auto e non durante la successiva fuga nei campi.

Un dettaglio che non è proprio una virgola: cambiare il momento dello sparo significa cambiare anche l’intera lettura della dinamica.

I legali ritengono inoltre che il materiale video acquisito nel corso delle indagini debba essere interpretato diversamente rispetto a quanto fatto dalla Procura.

La decisione passa al Gip
L’ultima parola spetterà adesso al giudice per le indagini preliminari.

L’udienza è stata fissata per il 25 settembre. In quella data il Gip dovrà decidere se accogliere la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura, disporre nuove indagini oppure assumere altre determinazioni previste dalla procedura.

Fino ad allora resteranno sul tavolo due ricostruzioni contrapposte: quella dell’incidente durante l’inseguimento e quella del colpo esploso volontariamente.

A stabilire quale delle due regga sul piano giudiziario non saranno i commenti da bar, i rallenty sui social o il sempre affollato tribunale del “secondo me”. Toccherà al giudice, quella figura antiquata che pretende ancora prove, atti e perizie prima di decidere.

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