La potatura dei platani prevista questa mattina nella zona del Gioco del Pallone è stata sospesa dopo l’arrivo di cittadini, associazioni e rappresentanti politici. L’intervento, secondo quanto riferito dai presenti, avrebbe interessato soprattutto i rami bassi degli alberi.
Ad Arezzo è bastato questo per trasformare un parcheggio non proprio affollato come piazza Grande durante la Giostra nel nuovo fronte della resistenza arborea.
Da una parte chi teme l’ennesima mutilazione del verde pubblico. Dall’altra chi ricorda che gli alberi, oltre a produrre ossigeno e poesia sui social, ogni tanto devono essere controllati, potati e messi in sicurezza. Nel mezzo, come sempre, manca la cosa meno spettacolare ma più utile: una spiegazione tecnica chiara da parte di chi ha programmato il lavoro.
Perché stavolta un punto fermo c’è.
Secondo il Servizio fitosanitario della Regione Toscana, la potatura ordinaria dei platani è consentita soltanto dal 1° novembre al 31 marzo. Fuori da questo periodo possono essere eseguiti interventi di somma urgenza, per esempio in presenza di rami pericolanti, ostacoli alla circolazione o rischi immediati, purché accompagnati dalla necessaria documentazione tecnica.
Dunque il platano si può potare ad agosto? La risposta aretina, finalmente meno semplice d’un post Facebook, è: ordinariamente no; per una vera urgenza, sì.
Occorre quindi sapere che cosa fosse stato effettivamente ordinato. Una normale rimonda dei rami bassi? Una potatura più ampia? Oppure un intervento urgente motivato da problemi di sicurezza? Senza progetto, relazione tecnica e indicazione precisa dei lavori, ognuno può raccontare il proprio film: lo scempio ambientale, l’assalto dei fondamentalisti della foglia oppure la ditta mandata allo sbaraglio col cestello e tanti auguri.
Anche la voce secondo cui l’impresa non sarebbe stata “certificata per intervenire sui platani” merita una conferma formale. I platani sono sottoposti a particolari misure fitosanitarie per impedire la diffusione del cancro colorato, una malattia capace di uccidere gli alberi. Ma dalle fonti pubbliche consultate non emerge una generica patente speciale obbligatoria per qualsiasi ditta che tocchi un platano. Esistono invece periodi, comunicazioni preventive e procedure differenti secondo lo stato delle piante, la zona fitosanitaria e il genere dell’intervento.
Prima di distribuire medaglie e motoseghe, sarebbe quindi utile che il Comune pubblicasse poche informazioni comprensibili:
- quale lavoro era previsto;
- chi lo aveva autorizzato;
- perché era stato programmato il 24 agosto;
- se esistesse una relazione che attestava motivi di urgenza;
- quali requisiti fossero richiesti all’impresa.
Arezzo non è una città senza verde. Basta guardarsi intorno, dalle colline che la circondano ai parchi e ai viali alberati. Ma questo non significa che ogni albero urbano possa essere trattato come un palo con le foglie. Allo stesso modo, difendere il verde non dovrebbe voler dire convocare il consiglio di sicurezza dell’ONU ogni volta che qualcuno mette in moto un decespugliatore.
La manutenzione va fatta. Deve però essere programmata bene, spiegata prima e affidata a personale competente. Altrimenti succede ciò che è accaduto al Gioco del Pallone: arrivano gli operai, arrivano i contestatori, arrivano i politici, arrivano i telefoni per le dirette e alla fine se ne va soltanto la ditta.
Il platano, almeno per oggi, resta al suo posto. Ed è probabilmente l’unico protagonista della vicenda che non ha pubblicato un comunicato.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali. Le circostanze tecniche e amministrative dell’intervento dovranno essere chiarite dagli enti e dai soggetti competenti.


