La risposta del vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini è arrivata direttamente da via Sansovino, davanti ai platani finiti al centro della protesta. Un video di oltre tre minuti per chiarire tutto. O quasi: manca soltanto il documento capace di chiarire davvero la questione.
Secondo Gamurrini, nella mattinata alcune persone avrebbero bloccato i lavori di manutenzione, provocando un danno sia all’impresa incaricata sia al Comune e sostenendo motivazioni «assolutamente non corrette».
Poi arriva la frase destinata a diventare il nuovo sistema operativo di Palazzo Cavallo:
«Io mi attengo a quello che mi dicono i miei uffici e non devo fare altro che fidarmi».
Arezzo può dunque tirare un sospiro di sollievo. Non servono relazioni, autorizzazioni o numeri di protocollo: gli uffici hanno parlato. Probabilmente attraverso il fruscio delle foglie.
La potatura che non sarebbe una potatura
Il vicesindaco spiega che quello programmato sarebbe stato un semplice intervento di “ripulitura”: eliminazione dei rami più bassi e innalzamento della chioma, senza capitozzature né tagli definitivi.
In gergo tecnico si chiama spalcatura. Nel video, però, sembra quasi un trattamento estetico: non si pota il platano, gli si libera il collo.
Gamurrini osserva inoltre che le fronde basse possono impedire il passaggio e oscurare i lampioni. Subito dopo precisa che in quel punto i lampioni non ci sono.
Una spiegazione amministrativa impeccabile: abbiamo risolto anche il problema della luce pubblica dove la luce pubblica non esiste.
Resta tuttavia una questione meno divertente.
La Regione Toscana stabilisce che gli interventi di potatura ordinaria sui platani siano consentiti soltanto dal 1° novembre al 31 marzo.
Fuori da quel periodo possono essere autorizzati interventi eccezionali per situazioni non prevedibili e non programmabili, rami che ostacolano la viabilità o la visibilità e casi di somma urgenza. L’eccezionalità deve però essere documentata e sottoposta al Servizio fitosanitario regionale.
Chiamare il lavoro “ripulitura” o “spalcatura” non risolve quindi automaticamente il problema. Se si tagliano rami vivi, resta da conoscere la classificazione tecnica dell’intervento e, soprattutto, l’eventuale autorizzazione che ne consentiva l’esecuzione ad agosto.
Ed è proprio questo il documento che nel video non compare.
La politica con la targa
Gamurrini riconosce tra i contestatori persone che avrebbero «tutta una targa politica», ma concede loro il beneficio della buona fede. Una cortesia a tempo determinato: se continueranno a contestare, annuncia che smetterà di rispondere.
La democrazia partecipativa di nuova generazione funziona così: la prima domanda è gratuita, dalla seconda scatta il silenziatore istituzionale.
Il vicesindaco rivendica poi la messa a dimora di alcune nuove piante lungo gli assi ottocenteschi e annuncia per l’autunno un piano da oltre duecento alberi, destinato a sostituire quelli abbattuti, caduti o mai rimpiazzati.
Una notizia positiva. Piantare nuovi alberi è necessario e duecento piante sono meglio di duecento conferenze stampa. Ma il piano autunnale non risponde alla domanda sull’intervento estivo di via Sansovino.
Sotto il platano spunta subito la curva sud
Nei primi commenti al video prevalgono nettamente gli applausi a Gamurrini. C’è chi ringrazia per la spiegazione, chi ricorda che la manutenzione serve a evitare la caduta degli alberi e chi invita il Comune a intervenire anche lungo altre piste ciclopedonali.
Fin qui normale confronto cittadino.
Poi Facebook si mette l’elmetto.
I contestatori diventano rapidamente persone alle quali «brucia ancora la sconfitta elettorale», ecologisti colpevoli per associazione dell’imbrattamento dei monumenti, “somari” da allontanare con la municipale e perfino “zecche colla zucca semipiena”. Qualcuno propone inoltre di chiedere loro il risarcimento dei danni.
In pochi minuti la fitopatologia è diventata criminologia politica: non sappiamo ancora se esista la deroga per intervenire sui platani ad agosto, ma il tribunale dei commenti ha già identificato imputati, movente e pena.
Particolarmente istruttivo il contributo di chi racconta di avere potato le piante del proprio giardino a metà luglio «con ottimo risultato». Un precedente giuridico ormai difficilmente contestabile: se il geranio di casa sta bene, il Servizio fitosanitario regionale può anche andare in ferie.
Tra gli interventi compare pure una considerazione più ragionevole: la paura dei cittadini potrebbe derivare dagli scempi compiuti in passato. Ed è forse questo il punto che meriterebbe una risposta meno muscolare. Se la fiducia è stata potata negli anni, non ricresce con un reel e nemmeno dando del somaro a chi chiede i documenti.
Perché manutenzione e autorizzazione non sono concetti alternativi. Si può essere favorevoli alla cura del verde e contemporaneamente domandare perché un lavoro sui platani sia stato programmato ad agosto. Ma sui social la sfumatura attecchisce poco: o sei con la motosega o sei una zecca.
Il platano, ancora una volta, resta il soggetto più moderato della discussione.
Per chiudere la vicenda basterebbe che il Comune pubblicasse:
- la descrizione tecnica esatta dei lavori;
- la relazione che ne motivava l’esecuzione ad agosto;
- la comunicazione inviata al Servizio fitosanitario;
- l’eventuale autorizzazione regionale;
- i requisiti richiesti all’impresa incaricata.
Cinque informazioni, meno lunghe di un reel e probabilmente più efficaci.
Gli interventi continueranno
Il video termina con un messaggio deciso: «Gli interventi continueranno».
Ottimo. Prima, però, sarebbe utile sapere in base a quale atto continueranno. Perché fidarsi degli uffici è legittimo per un amministratore, ma ai cittadini si mostrano i documenti. Altrimenti non è trasparenza amministrativa: è fede arboricola.
I contestatori potranno avere simpatie politiche, antipatie personali o perfino una tessera infilata nel portafoglio. Questo non rende automaticamente sbagliata la domanda. Allo stesso modo, il Comune potrebbe avere tutte le autorizzazioni necessarie. In quel caso gli basterebbe pubblicarle e la polemica cadrebbe più rapidamente di un ramo secco.
Per ora abbiamo il vicesindaco, i cittadini, la ditta, gli uffici, la politica e i platani.
Sotto il video, intanto, l’autorizzazione non è comparsa. In compenso sono già arrivati somari, zecche, municipale e risarcimenti: ad Arezzo il dibattito sul verde è maturo, anche se il platano è ancora in fase vegetativa.
Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali. Le dichiarazioni sono tratte dal video diffuso dal vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini. La regolarità dell’intervento dipende dalla sua classificazione tecnica e dall’esistenza delle comunicazioni e autorizzazioni previste.
Immagine elaborata con intelligenza artificiale a partire da un fotogramma del video originale.


