La fotografia risale alla Giostra del Saracino del 1994. Gli elmetti visibili nell’immagine non fanno più parte dell’attuale uniforme della Polizia municipale.
Domenica 6 settembre Arezzo avrà tutto: la Giostra del Saracino, la Fiera Antiquaria, migliaia di persone in centro e lo sciopero di 24 ore della Polizia locale. Per completare il programma manca soltanto un SUV parcheggiato sulla lizza con le quattro frecce: «Torno subito, devo prendere un caffè».
Il sindaco Marcello Comanducci è intervenuto con un video per definire l’iniziativa sindacale «sicuramente inopportuna», precisando però che si tratta di una scelta legittima e che non può essere attribuita genericamente all’intero Corpo della Polizia locale.
Una posizione diplomatica: una carezza agli agenti, una pedatina ai sindacati e l’estintore pronto accanto ai commenti Facebook.
Perché sui social, appena compare la parola “sciopero”, comincia il torneo cittadino del senso di responsabilità altrui. C’è chi sostiene che gli scioperi vadano fatti, purché non disturbino. Possibilmente il martedì mattina, fra le 6:12 e le 6:18, in una zona industriale dismessa e senza dar noia a nessuno.
Il problema è che uno sciopero innocuo si chiama ferie.
La protesta è stata proclamata dal Csa Ral–Csa Dipartimento Polizia locale e riguarda il personale non dirigente del Comando, con esclusione del contingente destinato ai servizi essenziali. Arriva dopo il fallimento del tentativo di conciliazione in Prefettura del 21 maggio.
Secondo il sindacato, alla base della vertenza ci sono il mancato rispetto degli accordi del 2025 sulla sede del Comando, la mancata destinazione di ulteriori risorse al personale comunale e varie criticità legate alla sicurezza degli agenti. Fra queste vengono indicate carenze nelle dotazioni e nei dispositivi di protezione, nella formazione specialistica e nell’impiego della Municipale durante i servizi serali legati alla cosiddetta “malamovida”. Il sindacato segnala inoltre la mancata effettuazione delle prove di evacuazione nella sede negli ultimi anni.
Insomma, non si tratterebbe soltanto di agenti che si sono svegliati una mattina e hanno deciso di rovinare la Giostra perché Porta Santo Spirito gli stava antipatica.
Resta evidente che scegliere il 6 settembre significa premere il pulsante più rumoroso disponibile: Giostra, Fiera Antiquaria e centro storico pieno. Una decisione destinata a provocare disagi e polemiche. Ma probabilmente era proprio questo lo scopo, visto che protestare quando non se ne accorge nessuno è una raffinata tradizione riservata ai comunicati lasciati sotto il tergicristallo.
Alla mobilitazione del Csa si aggiunge un’assemblea del personale comunale promossa da altre rappresentanze sindacali. Il risultato è che, mentre Palazzo Cavallo e sindacati si rinfacciano responsabilità e calendari, il cittadino aretino prova già a capire chi gli dirà dove parcheggiare. Risposta provvisoria: da nessuna parte, ma quello succede anche quando i vigili lavorano tutti.
Comanducci ha difeso l’ente e gli agenti dagli attacchi indiscriminati, sottolineando che lo sciopero è una decisione delle organizzazioni sindacali. Un chiarimento opportuno, perché sui social la differenza fra un lavoratore, il suo sindacato e il datore di lavoro dura mediamente meno di una storia su Instagram.
Il sindaco ha inoltre annunciato di voler riorganizzare la Polizia locale insieme al comandante e ha assicurato la disponibilità al confronto. I sindacati, dal canto loro, chiedono risposte rapide e concrete.
Restano dunque dodici giorni per trovare un accordo. Ad Arezzo c’è chi riesce a montare tribune, stendere la terra in Piazza Grande, controllare cavalli e figuranti e organizzare una città medievale in pieno centro. Mettere sindaco e sindacati intorno allo stesso tavolo, invece, pare richiedere l’intervento dei cavalieri di tutte le quattro Porte.
Se l’accordo non arriverà, il 6 settembre avremo due competizioni: in Piazza Grande i giostratori cercheranno il cinque, a Palazzo Cavallo continueranno tutti a cercare il responsabile.
E quello, come sempre, potrebbe essere già uscito in assemblea.


