Il quadro socioeconomico di Arezzo mostra una città in lieve calo demografico ma sostenuta dall’immigrazione, con una popolazione sempre più anziana ma un reddito medio superiore alle medie italiana e toscana. Dopo il Covid l’economia locale ha ripreso slancio, grazie a un tessuto industriale solido e a una crescente presenza di imprese straniere, mentre l’inflazione torna su livelli allineati al dato nazionale.
Arezzo viene messa a fuoco dall’assessore Alberto Merelli attraverso il Documento unico di programmazione, che abbandona le chiacchiere e punta dritto sui numeri: demografia e reddito. Ne esce il ritratto di una città che perde abitanti ma non la testa, invecchia ma resta economicamente solida e, soprattutto, reagisce al post-Covid con una vitalità che non era scontata.
Nel 2024 gli aretini sono 97.622. Il saldo naturale è negativo: 580 persone in meno tra nati e morti. A tamponare la perdita ci pensa l’immigrazione, che impedisce alla popolazione di scivolare verso un declino più marcato. Gli stranieri residenti sono 12.881, pari al 13% del totale. In testa i rumeni con 3.945 presenze, seguiti dai bengalesi (1.729), che superano i pakistani fermi intorno a quota 1.500. Poi albanesi, cinesi e polacchi. La composizione per genere varia molto a seconda della provenienza: dal Nord e Centro Africa arrivano soprattutto uomini, dall’Est Europa quasi solo donne, mentre dalle Filippine il flusso è equilibrato.
L’età resta il vero nodo strutturale. Un quarto degli abitanti ha più di sessant’anni, mentre la popolazione in età lavorativa supera di poco il 50%. Si nasce ancora più maschi che femmine, ma la maggiore longevità femminile ribalta la piramide: oltre i 66 anni ci sono circa 14.000 donne contro 10.000 uomini. Arezzo, insomma, invecchia, ma lo fa con una certa agiatezza.
Il reddito medio è di 26.502 euro, superiore alle medie regionale e nazionale. Dopo la frenata del Covid, il reddito complessivo è passato da 1,637 miliardi di euro nel 2018 a 1,919 miliardi nel 2023. Più della metà arriva dal lavoro dipendente, un terzo dalle pensioni. Cresce anche la fascia dei redditi alti: 925 contribuenti dichiarano oltre 120.000 euro, mentre diminuisce quella più bassa, sotto i 10.000 euro.
Il tessuto produttivo resta robusto. Le imprese registrate sono 11.607, con una forte presenza nel commercio, nella manifattura e nelle costruzioni. Gli addetti superano quota 40.000, a conferma di una città a solida densità industriale. Le imprese straniere, 2.260, crescono rapidamente e incidono in modo decisivo in alcuni settori: nelle costruzioni arrivano al 43%, nel commercio al 17%.
Infine, sul fronte dei prezzi, l’inflazione locale sta rientrando in linea con il dato nazionale dopo anni di rincari energetici sopra la media. Un segnale in più di normalizzazione per una città che, pur tra acciacchi anagrafici, continua a reggersi sulle proprie gambe.


