Il presente articolo, redatto in chiave satirica e con lo stile provocatorio tipico dell’Ortica, prende esplicitamente spunto da un articolo del Comitato Emergenza Lupo Arezzo.
Il contenuto rielabora e amplifica, attraverso l’ironia e l’iperbole, i temi sollevati dal comitato: la crescente presenza di lupi (e soggetti ibridi) nei centri abitati della provincia di Arezzo, le conseguenze sulla sicurezza delle persone, sugli animali domestici e sull’allevamento estensivo, nonché il ruolo delle istituzioni e delle associazioni animaliste nella gestione del fenomeno.
L’obiettivo non è la cronaca neutra, ma la critica satirica di una narrazione ufficiale percepita come distante dalla realtà quotidiana delle comunità locali, mettendo in evidenza contraddizioni, paradossi e implicazioni sociali, economiche e culturali legate alla gestione del lupo nei territori antropizzati.
Grande festa grande a Palazzo del Pero, ridente frazione alle porte di Arezzo, che conquista un primato di cui andare fieri come un’influenza intestinale: il record provinciale di lupi dentro casa della gente.
Policiano, poveraccio, si ferma a cinque. Vitiano, con sforzo, arriva a otto. Ma Palazzo del Pero fa le cose in grande e cala l’asso: branco da dieci lupi, immortalato in perlustrazione notturna alle 00:58 del 19 gennaio 2026.
Una ronda vera e propria, manco fossero i vigili… solo con più denti.
A rendere l’evento ancora più chic è il colore del manto: una via di mezzo tra il lupo, il cane e “boh, qualcosa che è scappato dal canile”.
Ma attenzione: vietato fare domande. Come ricordano gli animalisti di Emergenza Lupo, “non allarmatevi”.
Giusto: se dieci predatori ti girano sotto casa, sei tu che esageri. Respira, rilassati, magari offrigli un croccantino bio.
Dalla tinta del pelo si deduce pure che non sono gli stessi lupi di Monte Lignano, dove gira un altro branco da nove.
Tradotto: nel raggio di otto chilometri convivono serenamente diciannove lupi.
Ma tranquilli eh, è tutto naturale. Come le nutrie in salotto.
Nel frattempo, dettaglio trascurabile e folkloristico: cani, gatti e animali domestici continuano a sparire come calzini nella lavatrice.
Fenomeno minore, da archiviare sotto la voce: “Viva il lupo!”.
Da quarant’anni ci raccontano che il lupo è schivo, notturno, ha paura dell’uomo, vive lontano dai centri abitati e mangia solo ungulati selvatici.
Ora invece passeggia in paese, mangia il barboncino e ti guarda storto se non saluti.
Una domanda sorge spontanea, come direbbe qualcuno:
ma non è che ci stanno pigliando per il culo?
Un cittadino, stanco di vedere lupi più spesso dei parenti, fa un esposto.
Risposta delle istituzioni: un volantino.
Dentro c’è scritto di non dare da mangiare ai lupi, chiudere gli animali domestici e non disturbare le loro attività predatorie.
Ah, e recintare casa con una rete alta due metri e mezzo, antivolpe, filo spinato e rete interrata.
Praticamente Fort Knox, ma coi gerani.
Ecco il futuro: case bunker, campagne deserte, allevamenti chiusi, passeggiate col cane vietate, bambini meglio tenerli in casa.
La fauna sparisce tutta, ma se investi un lupo con l’auto sei peggio di Attila.
Gli animalisti parlano di complotti di cacciatori, lobby delle munizioni e trame politiche oscure.
Curioso, visto che in Toscana si abbattono 80.000 cinghiali l’anno, ma il vero problema sarebbero qualche centinaio di “lupi” che ormai sembrano cani randagi con velleità criminali.
Intanto però girano soldi veri: decine di milioni alle associazioni animaliste, progetti LIFE a pioggia, bilanci milionari per difendere un animale che non esiste più, perché il Canis lupus italicus è ormai un ricordo sbiadito, diluito tra cani, ibridi e rifiuti urbani.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: randagi grossi, confidenti, affamati e incazzati che girano nelle periferie.
Ma guai a dirlo.
Complimenti davvero.
Viva il lupo


