Ad Arezzo, in via Fogazzaro nasce la Resistenza Antimmonnezza: firme, minacce e un trespolo da guerriglia urbana
In via Fogazzaro 2-4 la civiltà occidentale ha ufficialmente trovato il suo limite: i bidoni dell’immondizia.
Non guerre, non carestie, non le buche nelle strade. No. Il puzzo.
E così, armati di uno scalandrino spelacchiato, quattro pezzi di nastro rosso e una calligrafia che grida “esaurimento nervoso”, alcuni residenti hanno lanciato il loro ultimatum al mondo:
“NON METTER BIDONI”
che non è un consiglio, ma un ordine. In maiuscolo. Come Mosè, ma incazzato.
Il manifesto, affisso con la grazia di un sequestro terroristico, spiega che i cassonetti portano puzzo e inquinamento, due mali assoluti che – pare – colpiscono solo chi abita lì, mentre il resto del quartiere evidentemente respira Chanel n°5.
Ma attenzione: qui non si scherza.
È partita la raccolta firme (probabilmente casa per casa, citofonando con sguardo torvo), sono state inviate e-mail (rigorosamente tutte in CC), e soprattutto sono stati avvisati Comune di Arezzo, Tutela Ambientale e SEI Toscana, che ora vivono nel terrore, barricate negli uffici aspettando l’assalto finale.
Il tutto per difendere un sacro principio: “L’immondizia va prodotta, ma non vista, né annusata, né tantomeno sotto casa nostra.”
Lo scalandrino, ormai simbolo della protesta, resta lì come un monumento alla rivolta piccolo-borghese, pronto a essere ricordato nei libri di storia locale come “La scala che non voleva la mondezza”.
Prossimi sviluppi attesi: – catene umane intorno ai bidoni
– interrogazioni all’ONU
– richiesta di spostare i rifiuti direttamente in culo agli altri
Per ora, via Fogazzaro resiste.
E l’immondizia… pure.


