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Se non urla è sì? No, aspetta…

Via il “consenso libero e attuale”, arriva la “volontà contraria”: ora per capire se è reato servono contesto, situazione, freezing e probabilmente anche l’oroscopo

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Se non urla è sì? No, aspetta…

Via il “consenso libero e attuale”, arriva la “volontà contraria”: ora per capire se è reato servono contesto, situazione, freezing e probabilmente anche l’oroscopo

…ora è volontà contraria: il senato riscopre il dizionario dopo 609 anni

Roma – Dopo mesi di dibattiti, commissioni, sottocommissioni, resoconti sommari, resoconti meno sommari e mal di capo collettivi, il Senato ha finalmente partorito la nuova versione della legge sulla violenza sessuale. Non un bambino, ma un testo “unificato”, che in Parlamento è come dire “un minestrone rifatto tre volte”.

Buttato nel cesso il vecchio “consenso libero e attuale” (che pareva il nome di un vino biologico), ora si punta tutto sulla “volontà contraria”. Traduzione dal giuridichese: non è che devi firmare un contratto prima di andare a letto, però se non volevi, non volevi. Sembra semplice, ma per arrivarci ci sono voluti anni, dieci disegni di legge e almeno quindici riunioni con buffet freddo.

La Commissione Giustizia, con fare solenne, spiega che così “si pone al centro la donna e la sua autodeterminazione”. Prima evidentemente era parcheggiata di lato, tra un comma e una nota a piè di pagina. Ora invece la volontà c’è, è contraria, va valutata nel “contesto”, nella “situazione” e pure nell’“aria che tira”, perché non si sa mai.

Grande novità anche il “freezing”, che non è il congelatore del Conad ma la situazione in cui una persona resta paralizzata e non riesce a dire no. In pratica: se uno fa il furbo e approfitta del silenzio, non è che vince lui. Miracolo: il Codice penale scopre che non tutti reagiscono come Rambo.

Le pene? Tranquilli: non aumentano, si “graduano”, che è una parola elegante per dire “le mischiamo un po’ ma senza far arrabbiare nessuno”. Se poi il fatto è di “minore gravità”, entra l’attenuante: due terzi in meno, valutati con criteri giurisprudenziali, cioè roba che capiscono solo gli avvocati, i giudici e forse un oracolo etrusco.

Il testo, ci tengono a dirlo, è “aperto”. Non perché sia inclusivo, ma perché manca sempre qualcuno al voto. E quindi niente decisioni oggi: si rimanda, si discute ancora, si riscrive, si rilegge.

Nel frattempo il Paese guarda, annuisce, sospira e si chiede:
ma per dire che stuprare è reato, serviva davvero tutto ’sto cinema?

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Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni (nato il 1° aprile di un anno imprecisato, perché gli piace mantenere un alone di mistero) è un giornalista, scrittore e debunker di professione, noto per il suo acume nel smontare bufale e teorie del complotto con una buona dose di ironia. Cresciuto tra vecchie macchine da scrivere, giornali ingialliti e discussioni animate al bar, sviluppa fin da giovane un'insana passione per la verità… e per il caffè corretto. Dopo una laurea mai del tutto confermata in Giornalismo Investigativo presso l'Università della Vita e un master in Sarcasmo Applicato, si dedica alla sua missione: scovare fandonie, ridicolizzare fake news e dare il tormento ai complottisti più fantasiosi. Ha collaborato con testate inesistenti come Il Giornale delle Bufale, La Verità (Quella Vera) e Fact-Checker’s Monthly, oltre a essere autore del bestseller immaginario "La Terra è rotonda e altre scomode verità". Attualmente vive tra la redazione e i social, dove smonta quotidianamente le teorie più assurde con il suo motto: "Una bufala al giorno toglie il neurone di torno". Se lo cercate, probabilmente sta battibeccando con qualche utente convinto che gli Illuminati controllino il meteo.
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