Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli
C’era una volta la Commissione Edilizia. E no, non è l’inizio di una fiaba con le fate e i draghi, ma la storia vera di come si è costruito in questa provincia per decenni. Allora c’era la CE – così la chiamavan tutti – e dentro c’eran tecnici comunali, architetti, geometri, ingegneri… gente che andava a sedersi intorno a un tavolo e ragionava, si confrontava, magari si beccava pure, ma alla fine decideva come si doveva costruire bene.
La Commissione non era perfetta, per carità, ma era un punto fermo. I progetti passavan di lì, si guardavan le carte, le misure, l’estetica, e si cercava di tenere insieme le regole e il buon senso. E i Comuni più piccoli guardavano a quelli più organizzati come modello.
Avete voluto fa’ i moderni. Avete detto che la Commissione Edilizia era roba vecchia, lenta, superata. E zac! Via tutto. Peccato che, insieme alla Commissione, avete buttato giù anche il confronto, il dialogo e quel minimo di buon senso che teneva in piedi il sistema.
Poi, pian pianino, tra una riforma e l’altra, la CE è sparita. Via. Levata di mezzo. E oggi?
Oggi tocca ai professionisti certificare tutto: che il progetto è a norma, che l’edificio di sessant’anni fa era a norma, che il nonno non aveva fatto il furbo quando tirò su casa con tanto di licenza e abitabilità firmata dal Sindaco.
Peccato che, se il nonno sforò di dieci centimetri l’altezza o la larghezza rispetto alla licenza, e oggi quelle misure non tornano con le tabelle moderne, succede il finimondo. L’erede, che non ha messo nemmeno un mattone, si ritrova quasi abusivista. E via con interpretazioni, contro-interpretazioni, norme che cambiano ogni mese e che non le capisce più nessuno.
Una volta i progetti si portavan davanti a un tavolo: tecnici comunali, professionisti, discussioni vere. Si ragionava. Si trovava un punto. Oggi invece ognuno sta chiuso nel suo ufficio, dietro a uno schermo, a spulciare norme che cambian più spesso delle stagioni.
Ora c’è il “principio di affidamento”, che dovrebbe mettere al sicuro figli e nipoti, ma solo se l’interpretazione del progettista piace anche al Comune. Insomma, si naviga a vista.
E provate ad andare in archivio a cercare le vecchie licenze. Un percorso a ostacoli. Fascicoli introvabili, carte sparse, appuntamenti fissati a mesi di distanza. Si parla tanto di digitalizzazione e poi per trovare una pratica del ’68 sembra di scavare in una cantina allagata. Archivi comunali che paion labirinti, fascicoli che non si sa se ci son tutti. E intanto il cittadino aspetta, e paga.
Per le interpretazioni normative? Ci son le FAQ. Che non son proprio la stessa cosa di un confronto vero, faccia a faccia, come si faceva una volta in Commissione.
Sia chiaro: nessuno vuol tornare indietro per nostalgia. Il mondo è cambiato, c’è il digitale, le PEC, le piattaforme online. Ma proprio perché tutto corre veloce, si è perso il dialogo continuo tra professionisti e Comune. E a rimetterci non sono solo gli architetti o i geometri: è soprattutto il cittadino.
Gli Ordini professionali, che sono enti pubblici e rappresentano migliaia di tecnici, un chiedono di comandare. Chiedono solo una cosa semplice: un tavolo tecnico permanente, dove Comune e professionisti si parlino con regolarità, chiariscano i nodi prima che diventino contenziosi, trovino soluzioni invece di scaricarsi responsabilità.
Perché così com’è ora, si va a tentoni. E quando si costruisce a tentoni, il rischio è di far danni. Costruire non è solo tirare su muri: è dare forma alle città, ai paesi, alla vita di chi ci abita. E senza dialogo, si rischia di costruire solo confusione.
Forse la Commissione Edilizia, così com’era, non tornerà, l’avete tolta. Bene. Ma il dialogo, quello, va rimesso in piedi. E alla svelta.



Piantatela di creare casini e cavilli; smettiamo di guardare il cm. va introdotto il concetto di piano. La casa puo essere di 3 piani 4/5 max piu soffitta. Il piano va da m. 2.70 a 3.00 netto. Il solaio massimo cm 50. Poi l’altezza che viene, viene. Si decide dove si misura l’altezza es da sopra il marciapiede al sottogronda e con questo si calcola il volume per pagare gli oneri. FINE Non stiamo a misurare 10.70 in gronda che se si abbassa di 5 cm il marciapiede ho fatto un abuso.
La casa è licenziata per tre piani. Ne ha 3? SI? E’ in regola. La soffitta non deve avere altezza media superiore a X. Bastano poche regole semplici e soprattutto se uno fa un cordolo nel tetto che non vada fuori volume.