HomeSatira civicaAvete seppellito la Commissione Edilizia… e ora si naviga nel caos!

Avete seppellito la Commissione Edilizia… e ora si naviga nel caos!

Senza confronto e senza certezze normative, professionisti e cittadini restano soli in un labirinto di carte, archivi e interpretazioni che cambiano ogni mese

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Avete seppellito la Commissione Edilizia… e ora si naviga nel caos!

Senza confronto e senza certezze normative, professionisti e cittadini restano soli in un labirinto di carte, archivi e interpretazioni che cambiano ogni mese

Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli

📄 FONTE:Lettera aperta ai Comuni della Provincia di Arezzo dell’Ordine degli architetti, paesaggisti e conservatori della provincia di Arezzo

C’era una volta la Commissione Edilizia. E no, non è l’inizio di una fiaba con le fate e i draghi, ma la storia vera di come si è costruito in questa provincia per decenni. Allora c’era la CE – così la chiamavan tutti – e dentro c’eran tecnici comunali, architetti, geometri, ingegneri… gente che andava a sedersi intorno a un tavolo e ragionava, si confrontava, magari si beccava pure, ma alla fine decideva come si doveva costruire bene.

La Commissione non era perfetta, per carità, ma era un punto fermo. I progetti passavan di lì, si guardavan le carte, le misure, l’estetica, e si cercava di tenere insieme le regole e il buon senso. E i Comuni più piccoli guardavano a quelli più organizzati come modello.

Avete voluto fa’ i moderni. Avete detto che la Commissione Edilizia era roba vecchia, lenta, superata. E zac! Via tutto. Peccato che, insieme alla Commissione, avete buttato giù anche il confronto, il dialogo e quel minimo di buon senso che teneva in piedi il sistema.

Poi, pian pianino, tra una riforma e l’altra, la CE è sparita. Via. Levata di mezzo. E oggi?
Oggi tocca ai professionisti certificare tutto: che il progetto è a norma, che l’edificio di sessant’anni fa era a norma, che il nonno non aveva fatto il furbo quando tirò su casa con tanto di licenza e abitabilità firmata dal Sindaco.

Peccato che, se il nonno sforò di dieci centimetri l’altezza o la larghezza rispetto alla licenza, e oggi quelle misure non tornano con le tabelle moderne, succede il finimondo. L’erede, che non ha messo nemmeno un mattone, si ritrova quasi abusivista. E via con interpretazioni, contro-interpretazioni, norme che cambiano ogni mese e che non le capisce più nessuno.

Una volta i progetti si portavan davanti a un tavolo: tecnici comunali, professionisti, discussioni vere. Si ragionava. Si trovava un punto. Oggi invece ognuno sta chiuso nel suo ufficio, dietro a uno schermo, a spulciare norme che cambian più spesso delle stagioni.
Ora c’è il “principio di affidamento”, che dovrebbe mettere al sicuro figli e nipoti, ma solo se l’interpretazione del progettista piace anche al Comune. Insomma, si naviga a vista.

E provate ad andare in archivio a cercare le vecchie licenze. Un percorso a ostacoli. Fascicoli introvabili, carte sparse, appuntamenti fissati a mesi di distanza. Si parla tanto di digitalizzazione e poi per trovare una pratica del ’68 sembra di scavare in una cantina allagata. Archivi comunali che paion labirinti, fascicoli che non si sa se ci son tutti. E intanto il cittadino aspetta, e paga.

Per le interpretazioni normative? Ci son le FAQ. Che non son proprio la stessa cosa di un confronto vero, faccia a faccia, come si faceva una volta in Commissione.

Sia chiaro: nessuno vuol tornare indietro per nostalgia. Il mondo è cambiato, c’è il digitale, le PEC, le piattaforme online. Ma proprio perché tutto corre veloce, si è perso il dialogo continuo tra professionisti e Comune. E a rimetterci non sono solo gli architetti o i geometri: è soprattutto il cittadino.

Gli Ordini professionali, che sono enti pubblici e rappresentano migliaia di tecnici, un chiedono di comandare. Chiedono solo una cosa semplice: un tavolo tecnico permanente, dove Comune e professionisti si parlino con regolarità, chiariscano i nodi prima che diventino contenziosi, trovino soluzioni invece di scaricarsi responsabilità.

Perché così com’è ora, si va a tentoni. E quando si costruisce a tentoni, il rischio è di far danni. Costruire non è solo tirare su muri: è dare forma alle città, ai paesi, alla vita di chi ci abita. E senza dialogo, si rischia di costruire solo confusione.

Forse la Commissione Edilizia, così com’era, non tornerà, l’avete tolta. Bene. Ma il dialogo, quello, va rimesso in piedi. E alla svelta.

1 COMMENTO

  1. Piantatela di creare casini e cavilli; smettiamo di guardare il cm. va introdotto il concetto di piano. La casa puo essere di 3 piani 4/5 max piu soffitta. Il piano va da m. 2.70 a 3.00 netto. Il solaio massimo cm 50. Poi l’altezza che viene, viene. Si decide dove si misura l’altezza es da sopra il marciapiede al sottogronda e con questo si calcola il volume per pagare gli oneri. FINE Non stiamo a misurare 10.70 in gronda che se si abbassa di 5 cm il marciapiede ho fatto un abuso.
    La casa è licenziata per tre piani. Ne ha 3? SI? E’ in regola. La soffitta non deve avere altezza media superiore a X. Bastano poche regole semplici e soprattutto se uno fa un cordolo nel tetto che non vada fuori volume.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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