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📄 FONTE: comunicato stampa Coldiretti Arezzo
Settecento agricoltori aretini, mica du’ gatti spelacchiati, son saliti fin sotto il naso della Regione in via Cavour a Firenze per dire una cosa semplice semplice: “Dateci l’acqua, ma a prezzi che non ci si sveni!”
Dal palco s’è fatta sentire forte la presidente di Coldiretti Arezzo, Lidia Castellucci, che non l’ha mandata certo a dire: l’acqua oggi è roba più preziosa dell’oro, altro che chiacchiere. Con ‘sto clima che fa come gli pare – prima ti manda giù il diluvio universale e poi ti lascia le zolle secche come il pane raffermo – l’irrigazione è diventata l’assicurazione sulla vita dei campi.
E al centro di tutto c’è sempre lei, la Diga di Montedoglio. Un’infrastruttura nata per l’agricoltura, pagata con soldi destinati ai campi, e che ora invece pare faccia più comodo per l’acqua potabile. “Oh, ma ci s’era messi d’accordo o no?” verrebbe da dire.
Il punto è semplice:
- più acqua alle imprese agricole
- costi sostenibili
- programmazione seria
- basta incertezze
Perché se prima piove troppo e poi non piove più per mesi, qui si rischia di fare le semine col calendario e i raccolti con le preghiere.
E c’è pure un altro nodo: se l’acqua dell’invaso fosse davvero accessibile, si ridurrebbero i prelievi dalle falde. Tradotto: meno stress per l’ambiente e più benefici per la Valtiberina, che la diga ce l’ha in casa ma i vantaggi li vede col binocolo.
Coldiretti lo dice chiaro: il “Patto di via Cavour” deve essere roba concreta, non il solito librone di promesse. Perché garantire acqua all’agricoltura significa garantire lavoro, territorio curato e futuro.
Insomma, il messaggio è arrivato forte e chiaro:
senza acqua non si coltiva nulla. E coi discorsi non si irriga nemmeno un vaso di basilico.


