Il Cin c’è, le regole pure. Eppure arrivano le multe. Benvenuti nell’ennesimo capolavoro della burocrazia all’italiana, dove le strutture ricettive fanno tutto quello che la legge chiede ma rischiano comunque di essere sanzionate. Il motivo? Annunci pubblicati su portali stranieri di cui gli stessi albergatori spesso ignorano perfino l’esistenza.
A sollevare il caso è Confartigianato Turismo Arezzo dopo le sanzioni elevate dalla Polizia Municipale ad alcune imprese turistiche regolarmente operative. La contestazione riguarda la mancata esposizione del Cin – il Codice di identificazione nazionale – su annunci comparsi su agenzie di viaggio online con sede all’estero.
Peccato che quelle piattaforme non siano le stesse con cui le strutture hanno rapporti diretti. Gli operatori turistici, infatti, lavorano con le classiche Ota, le agenzie online con cui hanno firmato regolari contratti per promuovere le proprie camere o servizi. Il Cin lo hanno comunicato e lo espongono regolarmente dal primo gennaio 2025, come previsto dalla normativa.
Il problema nasce quando gli annunci finiscono su altri siti sparsi per il mondo, spesso partner o aggregatori di grandi portali turistici. Siti sui quali gli albergatori non pubblicano nulla, non hanno accesso e non hanno mai firmato alcun accordo. Ma che, a quanto pare, bastano comunque per far scattare la multa.
«Abbiamo chiesto un confronto istituzionale anche attraverso la Prefettura – spiega Gigliola Fontani, coordinatrice provinciale di Confartigianato Turismo – perché il nostro intento era condividere le difficoltà delle aziende e aprire un dialogo costruttivo. Le sanzioni hanno colpito imprese note che non avrebbero alcun interesse a trovarsi in situazioni di questo tipo».
In altre parole: chi lavora in regola paga, mentre chi opera nell’ombra continua tranquillamente a fare turismo senza troppe preoccupazioni.
Le strutture sanzionate, tra l’altro, risultano tutte registrate nella Banca dati nazionale delle strutture ricettive del Ministero del Turismo, lo strumento nato proprio per garantire trasparenza e combattere l’abusivismo. Uno strumento accolto con favore dalle imprese, convinte che finalmente si potesse fare un po’ di ordine nel settore.
Il risultato, almeno per ora, sembra però essere un altro: il Cin esposto dove deve essere, ma multe che arrivano lo stesso per annunci pubblicati chissà dove.
«È assurdo – conclude Fontani – che a pagare per irregolarità commesse da altri soggetti siano le imprese regolari, che il Cin lo espongono correttamente in tutti i canali di loro competenza. Anche perché l’obbligo vale solo su suolo italiano».
Insomma, il paradosso è servito: gli albergatori devono rispondere di ciò che succede su siti che non conoscono, non controllano e spesso nemmeno sanno che esistono. La burocrazia, ancora una volta, riesce a fare una cosa molto italiana: complicare anche quando qualcuno prova semplicemente a fare le cose per bene.


