L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON È ALTRO CHE UN FALSO D’AUTORE DELLA REALTÀ!
Perché, diciamocelo chiaro, è un po’ come quando guardi un lombrìo fermo per terra: non capisci mai da che parte c’ha la testa. Però se quello comincia a struscià, allora te pare chiaro: la testa dev’esse da quella parte lì. Anche perché, io almeno, un lombrìo che va a marcia indietro un l’ho mai visto.
Ecco, con l’intelligenza artificiale siamo più o meno a questo punto qui. Tutti a dì che è la rivoluzione, che pensa, che capisce, che tra poco ti governa pure il mondo. Ma se uno ci ragiona un attimo, questa benedetta intelligenza artificiale pare più una gran copia ben fatta della realtà che non una testa che ragiona davvero.
Prende parole, immagini, idee, discorsi fatti dagli esseri umani negli anni e li rimescola come quando fai il minestrone con quello che trovi in frigo. Poi te lo rimette davanti bello impiattato e ti dice: guarda qui che roba nuova! Ma nuova davvero… mica tanto.
È un po’ come il lombrìo: finché sta fermo non capisci dove sia la testa. Poi si muove, e ti sembra che sappia dove andare. Ma in realtà lui struscia e basta.
E anche l’intelligenza artificiale fa più o meno così: non pensa davvero, rimescola. Non inventa dal nulla, pesca da quello che c’è già. È brava, velocissima, pure impressionante a volte. Ma sempre di roba nostra campa.
Il punto vero allora non è se le macchine diventeranno intelligenti come noi. Il punto è se noi, nel frattempo, rimarremo abbastanza svegli da capire la differenza tra chi pensa davvero… e chi, come un lombrìo digitale, semplicemente striscia nella direzione dove lo spingono i dati.


