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Vino al vino pane al pane: chi ha paura non va alla guerra

Tra decisioni discutibili e scelte troppo conservative, l’Arezzo si spegne dopo un buon avvio e lascia strada a un Ascoli più cinico che brillante

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Vino al vino pane al pane: chi ha paura non va alla guerra

Tra decisioni discutibili e scelte troppo conservative, l’Arezzo si spegne dopo un buon avvio e lascia strada a un Ascoli più cinico che brillante

Diciamola tutta, senza girarci intorno. L’arbitro Poli ha lasciato correre troppo: Gori libero di spingere e usare il braccio come voleva, proprio come già visto ad Ascoli. E D’Uffizi? Già ammonito per un fallo su Pattarello, a fine primo tempo rifila pure una gomitata a un nostro difensore… e niente. Tutto regolare? Dai su.

L’unica cosa fatta bene è stato il rigore per la trattenuta su Corazza, anche se parliamoci chiaro: quella palla non l’avrebbe mai presa. Però guarda caso arriva proprio lì, quasi a confermare certe lamentele ascolane…

Poi veniamo al campo. Silipo da una parte e le sovrapposizioni continue di D’Uffizi e Guiebre ci hanno messi in difficoltà, bloccando praticamente sempre Righetti a sinistra e Renzi a destra. Eppure, nel primo tempo, le poche cose buone sono tutte firmate Emiliano Pattarello: grinta, forza, strappi continui. Da uno di quelli nasce il gol, con un assist in scivolata per Cianci, che oggi ha lottato davvero. In mezzo Mawuli, solito muro.

E poi? Boh… cosa è successo?

Abbiamo tirato il freno a mano. Via proprio quelli che tenevano impegnata la loro difesa e davanti restano Ravasio, praticamente inesistente, e Tavernelli, che ha dato tutto ma è finito senza fiato. Varela veloce sì, ma prevedibile: solo destro, e infatti annullato.

Il cambio di atteggiamento è stato evidente: fuori Mawuli e Renzi, squadra sempre più bassa. Non è che Ionita e Coppolaro abbiano fatto male, ma il segnale era chiaro. E infatti il loro portiere arrivava quasi a centrocampo…

E alla fine? Basta una tirata di maglia e la partita è finita. Vittoria loro, oltre i meriti.

Perché nel calcio, come nella vita, è semplice: chi ha paura non va alla guerra.

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.
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