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📄 FONTE comunicato stampa Camera di Commercio Arezzo-Siena
O, s’è capito: il vino un ci manca, ma i soldi quest’anno son girati un po’ storti. E allora via, tutti a Verona al Vinitaly 2026 a far vedere che ad Arezzo un siamo mica qui a pettinare le bambole!
La Camera di Commercio insieme alla Strada del Vino “Terre di Arezzo” porta in fiera 24 tra cantine e consorzi: un esercito di bottiglie pronte a far innamorà mezzo mondo. E meno male, perché dopo un 2025 che dire complicato è poco, c’era bisogno di rimettere il vino (e l’umore) in carreggiata.
La fiera è una roba grossa davvero: migliaia di espositori, gente da ogni dove e una quantità di vino che se la bevi tutta tu ci resti fino al 2030. E in mezzo a tutto questo bailamme, gli aretini si presentano con lo stand istituzionale e anche il wine bar, così almeno si beve come si deve — gestito dai sommelier, mica da Pinco Pallino.
Però, diciamocelo senza girarci troppo intorno: il mercato americano, che fino a ieri era una manna dal cielo, ha fatto un po’ il prezioso e ha tirato il freno. Meno vendite, meno bottiglie che partono, e le cantine che cominciano a guardarsi tra loro dicendo: “E ora che se fa?”. Colpa un po’ dei dazi, un po’ dell’economia che traballa e un po’ perché la gente, invece del rosso, ora beve più bollicine. Oh, sarà anche moda…
Intanto la Germania tiene botta e resta il cliente numero uno per gli aretini, mentre Francia e Stati Uniti inseguono. Ma il dato che fa storcere il naso è uno: nel 2026 si scende a poco più di 101 milioni di euro, un bel -3,6%. Tradotto: il peggio degli ultimi cinque anni. E qui un “Alò” ci scappa tutto.
Comunque, niente piagnistei. Ad Arezzo si stringono i denti, si stappa una bottiglia bona e si riparte. Perché il vino, quello vero, un è moda: è roba seria. E a Vinitaly si va proprio per questo — per ricordarlo a tutti, tra un bicchiere e una stretta di mano.


