AREZZO – Altro che benefit aziendali: qui si portava via direttamente il campionario. Solo che invece del badge, ha timbrato anche la refurtiva. E così, alla fine, s’è timbrato da solo anche l’arresto.
Succede ad Alberoro, nell’Aretino, zona d’oro per definizione (e a quanto pare anche per vocazione personale), dove un dipendente di un’azienda orafa di Alberoro è stato beccato con le mani nel… lingotto. O meglio, nelle catenine.
Da anni, racconta il titolare, sparivano monili come calzini nella lavatrice: uno oggi, due domani, e alla fine il conto non tornava più. Finché i carabinieri – quelli veri, non in oro – hanno deciso di fare un controllo.
E qui arriva il colpo di scena: addosso al lavoratore trovano nove catenine. “Vabbè, souvenir”, avrà pensato qualcuno. Ma il bello arriva a casa: perquisizione e zac! Mezzo chilo d’oro tra catenine e gioielli vari.
La cosa più geniale? Tutti con il timbro della fabbrica. Praticamente un autografo del colpevole sulla scena del crimine. Mancava solo lo scontrino.
Il protagonista, 37 anni, è stato arrestato e ora dovrà presentarsi ogni giorno alla polizia giudiziaria in attesa del processo per direttissima. L’accusa è di furto pluriaggravato, ma più che aggravato qui pare “timbrato e certificato”.
Intanto le indagini continuano: si cerca di capire se il giro fosse più largo e soprattutto dove finisse tutto quell’oro. Perché mezzo chilo non è proprio quello che perdi tra i cuscini del divano.
Morale della storia: se proprio devi rubare… almeno evita di mettere il marchio dell’azienda sopra.
O, più semplicemente, evita e basta.


