Oh, ma qui s’è perso il bandolo della matassa o si fa finta? Perché quando uno come Stefano Bandecchi parte in quarta e spara a zero sulla “brutta figura” del presidente dell’Arezzo, viene da chiedersi: ma che s’è letto? O meglio… l’ha letto?
Perché Guglielmo Manzo, nella sua dichiarazione, non ha fatto né il furbo né il piangina. Ha detto una cosa semplice, pulita, da gente che nel calcio c’ha già sbattuto il muso: niente scorciatoie, niente favoritismi, si giochi sul campo e si rispettino le regole per tutti. Tradotto dal burocratese: “noi si corre, poi se qualcuno inciampa, non è che ci si mette a chiedere regali”.
E dov’è la brutta figura? Qui casca l’asino.
Bandecchi invece s’è messo il mantello da salvatore, ha fatto il video social con la grancassa e ha tirato in mezzo l’Arezzo come se avesse detto chissà cosa. Ma la realtà è che ha risposto a un film tutto suo. Perché nel comunicato amaranto non c’è un’accusa, non c’è una richiesta di favori, non c’è un dito puntato: c’è solo un richiamo alla parità di trattamento. Che, nel calcio italiano, è già rivoluzionario di suo.
Il problema è che quando si parla troppo, spesso si finisce a confondere fischi per fiaschi. E qui pare proprio il caso. Perché mentre Manzo sta sul pezzo e difende la dignità sportiva, Bandecchi sbraccia, si autocelebra e attacca a vuoto.
E poi basta farsi un giro tra i commenti per capire il clima: metà gente che lo applaude come fosse l’ultimo baluardo, l’altra metà che lo manda a quel paese senza passare dal via. Segno che la sparata ha fatto più rumore che senso.
La verità?
Se c’è qualcuno che rischia la figuraccia, non è certo chi chiede regole uguali per tutti. Ma chi risponde senza aver capito – o senza voler capire – cosa è stato detto.
E nel calcio, come nella vita, prima di parlare… magari leggere bene non farebbe male.



Qui casca l’asino con tante scuse all’asino