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Da “fiore all’occhiello” a pozza di mota: in via Filzi s’è fatto il miracolo… al contrario

Dalla grande promessa al pasticcio annunciato, tra scaricabarile e memoria corta

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Da “fiore all’occhiello” a pozza di mota: in via Filzi s’è fatto il miracolo… al contrario

Dalla grande promessa al pasticcio annunciato, tra scaricabarile e memoria corta

Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli

📄 FONTE comunicato stampa AVS/Arezzo 2020

AREZZO – Oh via, qui si passa direttamente dal profumo dei fiori al tanfo del pantano senza nemmeno cambiarsi le scarpe. Quella che doveva essere la grande opera, il “fiore all’occhiello” bello lucido da sbandierare alle feste, è finita a bagno nella mota di via Fabio Filzi. E ora tutti a far finta di nulla.

Il candidato sindaco Marcello Comanducci, insieme alla solita compagnia di giro – Gamurrini e la vicesindaca Tanti – ora prova a sfilarsi la giacca delle responsabilità come fosse un giubbotto preso ai saldi. “Un è roba mia”, pare dica. Peccato che quella giacca se la sia cucita addosso da solo, punto per punto, quando da assessore dava il via libera a un progetto che già allora faceva acqua da tutte le parti.

Una caserma piazzata in un posto delicato, con un’idea economica che stava in piedi come una seggiola con tre gambe e pure traballanti. Ma all’epoca andava bene: bastava fare bella figura, mettere il cartellone, fare le foto e via andare.

Poi però, come succede spesso, la realtà s’è presentata senza invito: impresa fallita, cantiere fermo e un bel mucchio di soldi pubblici che rischiano di finire nel tritacarne. Altro che fiore all’occhiello, qui s’è raccolto solo fango.

E ora, guarda caso proprio sotto elezioni, ecco il cambio di copione: “meglio via Tagliamento”. Oh bella! Ma un è la stessa cosa che si diceva da anni? Solo che allora un andava di moda, ora invece sì. Come le giacche: basta girarle e diventano nuove.

Il problema, però, è sempre quello: si naviga a vista. Prima si fa, poi si vede, e quando le cose vanno storte si cambia strada facendo finta di nulla. Un po’ come dire: “io un c’ero, e se c’ero dormivo”.

Ma la gente un è mica bischera. Si ricorda bene chi c’era quando si tagliavano nastri e si facevano promesse. E ora che il giocattolo s’è rotto, dire “ho cambiato idea” suona più come “speriamo un se ne accorgano”.

Qui non è questione di sbagliare – perché quello capita a tutti – ma di avere il coraggio di dirlo. Invece no: si riscrive la storia, si cambia scena e si spera che il pubblico applauda lo stesso.

Peccato che questa non sia una commedia.
E il teatro, davvero, sarebbe meglio lasciarlo a chi lo sa fare.

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Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni (nato il 1° aprile di un anno imprecisato, perché gli piace mantenere un alone di mistero) è un giornalista, scrittore e debunker di professione, noto per il suo acume nel smontare bufale e teorie del complotto con una buona dose di ironia. Cresciuto tra vecchie macchine da scrivere, giornali ingialliti e discussioni animate al bar, sviluppa fin da giovane un'insana passione per la verità… e per il caffè corretto. Dopo una laurea mai del tutto confermata in Giornalismo Investigativo presso l'Università della Vita e un master in Sarcasmo Applicato, si dedica alla sua missione: scovare fandonie, ridicolizzare fake news e dare il tormento ai complottisti più fantasiosi. Ha collaborato con testate inesistenti come Il Giornale delle Bufale, La Verità (Quella Vera) e Fact-Checker’s Monthly, oltre a essere autore del bestseller immaginario "La Terra è rotonda e altre scomode verità". Attualmente vive tra la redazione e i social, dove smonta quotidianamente le teorie più assurde con il suo motto: "Una bufala al giorno toglie il neurone di torno". Se lo cercate, probabilmente sta battibeccando con qualche utente convinto che gli Illuminati controllino il meteo.
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