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📄 FONTE comunicato stampa Camera di Commercio Arezzo-Siena
Ad Arezzo il lavoro c’è. O almeno così dicono i numeri. Il problema è capire quanto dura, quanto paga e soprattutto se basta per arrivare a fine mese senza dover fare tre lavori contemporaneamente e vendere l’argenteria della nonna su Vinted.
L’analisi sul mercato del lavoro aretino presentata dalla Camera di Commercio racconta infatti una provincia apparentemente solida: disoccupazione al 2,9%, una delle più basse della Toscana, circa 151 mila occupati e 6 mila posti di lavoro in più rispetto al periodo pre-pandemia.
Fin qui sembrerebbe il Bengodi occupazionale. Poi però si guarda meglio dentro ai dati e salta fuori il solito miracolo italiano: lavori sempre più precari, stipendi spesso modesti e imprese che cercano personale ma non lo trovano.
Il contratto più diffuso resta infatti il tempo determinato, che rappresenta il 57% di tutte le nuove assunzioni. Tradotto: più che un lavoro stabile, spesso ti danno un abbonamento prova. Seguono gli indeterminati, fermi al 10,8%, mentre cresce il lavoro in somministrazione, quello dove il dipendente cambia più agenzie che mutande.
Male le costruzioni, che dopo gli anni drogati dai bonus edilizi stanno vivendo una frenata pesante: -19,1% nell’ultimo anno. In pratica il Superbonus è finito e insieme a lui pure certi geometri che giravano col Porsche Macan.
Tiene invece il manifatturiero, mentre il commercio prova lentamente a rialzarsi. Crescono alberghi e ristoranti, confermando che in Toscana si trova più facilmente un cameriere che un ingegnere nucleare.
E infatti le figure più richieste sono addetti alla ristorazione, commessi, personale agricolo, corrieri e addetti alle pulizie. Le professioni tecniche specializzate restano minoritarie, mentre oltre metà delle aziende dichiara di non trovare lavoratori adatti.
Che è un po’ il paradosso aretino del 2026: tutti cercano personale, ma nessuno trova quello giusto. Oppure, più realisticamente, cercano un ventenne con tre lauree, inglese fluente, esperienza decennale e disponibilità a lavorare sabato, domenica, Ferragosto e probabilmente anche durante il giudizio universale. Retribuzione: “ambiente giovane e dinamico”.
Anche territorialmente emergono differenze: il Casentino cresce, la Valtiberina tiene, mentre Arezzo città e Valdarno rallentano. Intanto i servizi alle imprese esplodono con un +53%, dato talmente alto che viene quasi il sospetto che metà provincia ormai lavori facendo consulenze ad altre consulenze.
Il presidente della Camera di Commercio, Massimo Guasconi, ha parlato apertamente del rischio di un’economia a basso valore aggiunto e di un mercato sempre più polarizzato tra precarietà e difficoltà di reperimento.
In sostanza: il lavoro ad Arezzo c’è, ma spesso entra in casa con la stessa stabilità di una connessione Wi-Fi in campagna.


